“I giorni del vino e delle rose” – Luca Buonaguidi

Perché scrivere la poesia quando la si sta vivendo? Questo un quesito che echeggia in uno dei componimenti raccolti ne I giorni del vino e delle rose di Luca Buonaguidi. Ed è lo stesso quesito che mi pongo io dopo aver terminato la sua lettura. Dopo aver vissuto momenti di pura poesia, come e perché scrivere a riguardo? Ognuno ha le sue sensazioni, le sue intuizioni, magari vede cose che non ci sono… le mie parole potrebbero non essere degne e potrebbero non essere in grado di esprimere a pieno il valore di questo prezioso libro.

La musicalità di questi versi è riuscita a sottrarmi dal tempo, portandomi in una terra di nessuno non ben definita, ma estremamente piacevole. Quel tempo che, però, all’interno di queste pagine, come nella vita, non fa che scorrere, passare, consumarsi e non restano che schegge impazzite di ricordi. E frammenti d’infanzia/compaiono come lampi/senza lasciar traccia,/come fulmini invisibili/orfani di luna. E in questa sorta di libro ingiallito di giorni io non faccio altro che perdermi, come un viandante. Incontro collisioni a cuore aperto, spiccioli di vita, speranze, memorie, e, dopo ogni pagina, La cetra sorride al flauto,/ogni giorno nuove melodie/sembrano nascere/su attimi esauriti. E il suo richiamare al noto la dimenticanza di storie appena rimosse, utilizzando le parole di Girolamo de Simone, è straordinario.

Una scrittura limpida, autorevole, ricca di stupende immagini metaforiche nelle quali è facile riconoscersi. Le parole di Luca sono come acquerelli nelle mani di un grande pittore!

Simona Leo

Luca Buonaguidi, I giorni del vino e delle rose, Fermenti Editrice, 2010, pagg. 66, euro 12.

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