“DanteSka” – Giuseppe Ciarallo, illustrazioni di Manlio Truscia

DanteSka, un titolo che fa riferimento al Nostro Dante. E non soltanto il titolo: questo romanzo satirico di Giuseppe Ciarallo, edito da Paginauno, riscrive l’Inferno della Commedia trasportandolo all’attualità.

Andiamo con calma: mentre beve birra e legge Bukowski nella solita bettola, Ciarallo ritrova proprio davanti a sé Dio, che scambia per Marx, e dopo le risate irate del Sommo, Egli gli svela il piano che ha in serbo per lui: scendere all’Inferno per narrare agli umani, che ormai se lo sono dimenticato e che abbondano in peccati, ciò che vedrà, per risvegliare in loro il senso della morale cristiana – da non confendere con quella ecclesiastica, cattolica e bigotta, di cui lo stesso Dio dice di non aver rispetto e dei cui dettami niente gli importa. Perché Ciarallo e non un altro è solo un dettaglio: qualsiasi ambasciatore è valido se porta il Verbo. (E poi, diciamolo, Ciarallo non è scemo, perciò nella sua Commedia, ci mette sé stesso, e si fa saggiamente accompagnare da un’eccezionale guida, nientemeno che Fëdor Dostoevskij).

Un incredibile viaggio nel sotterraneo più disgustoso che possiamo immaginare, la cui atmosfera cupa e assurda è ben resa dalle espressive illustrazioni di Manlio Truscia (autore anche di una simpaticissima prefazione), permette a Ciarallo di divertirsi (e divertirci) inserendo tutti i beceri figuranti della nostra epoca. In primis, troviamo il cainano, che anche nella letamosa situazione in cui è posto, cerca il modo per avvantaggiarsi e scamparsi la pena, pagando a piene mani gli altri sventurati; seguito dall’incontro con Mussolini, riconoscibile nella sua eterna posa di comandante, condannato, tra le tante, per essere traditore delle idee socialiste. Ciarallo trova il mastodontico Ferrara, primo dei voltagabbana, ed infine tutta la folta schiera di “borghezi e buttiglioni, (…) cicchitti, giovanardi e anche maroni, voraci come fossero avvoltoi; gaspari, pecorelli e anche ghedini”, passando per indecenti ministre della (d)istruzione e per Bossi e Fini, tutti insieme nell’ultimo girone dove i dannati bruciano e sono attaccati l’un l’altro faccia a faccia, posizionata innaturalmente, per coerenza con idee e azioni, un po’ più in basso, sul fondoschiena.

L’orientamento politico di Ciarallo non deve far immaginare che egli lesini critiche e “posti di riguardo” all’Inferno per la Sinistra italiana: Veltroni, Rutelli e Bertinotti vi fanno la loro “bella” figura ed alla sinistra e alle opposizioni in generale sono dedicate delle quartine non meno infuocate. Quartine, sì, perché DanteSka è un poema satirico, composto di 7 canti, scritto in quartine di endecasillabi a rima alternata. Non ve l’ho detto perché questo giro all’Inferno è così divertente che ci si scorda completamente del linguaggio poetico – e poi ci sono un sacco di ottimi motivi per scrivere così, come giustamente dice Giuseppe Ciarallo in questa sua intervista.

Una risata cinica e un po’ disperata è quella che DanteSka fa sorgere, che forse non è quella che li seppelirà, ma sicuramente è liberatoria verso una realtà politica che talvolta è così ridicola da poter essere solo presa per i fondelli.

Azzurra Scattarella

Giuseppe Ciarallo, Manlio Truscia, DanteSka, Paginauno, 2011, € 15.00

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