“Eravamo bambini abbastanza” – Carola Susani

Carola SusaniSe dovessi esporre un’unica motivazione per cui valga la pena di leggere questo romanzo, farei leva su una caratteristica che lo colloca fra i tentativi letterari riusciti di interpretazione e mimesi della vita: è un romanzo che bandisce ogni forma di univocità. In una prosa discontinua, costantemente interrotta da flashback e “storie nella storia”, Carola Susani ci racconta la fiaba contemporanea di una strana famiglia, composta da sette bambini, provenienti in maggioranza dall’Europa dell’est, e da un adulto, carismatico quanto silenzioso, soprannominato Raptor. Sono in viaggio verso Roma; sono sporchi, affamati, vestiti di stracci; vivono soprattutto di furti e mendicità. Una piccola scolaresca nomade, stranamente assortita, al seguito del proprio maestro di vita. Maestro che però li ha rapiti, dopo averli accuratamente scelti. Il soprannome, Raptor, gli è stato affibbiato da uno dei bambini, Alex, perché la sua schiena curva, la sua andatura leggera ma inelegante, il modo in cui si apposta gli ricordano il temibile rettile estinto.

La storia viene raccontata in prima persona da Manuel, ultimo arrivato nell’insolito gruppo. Sin dal prologo, due punti vengono subito chiariti: primo, Raptor è morto e Manuel è tornato a casa; secondo, Manuel cercherà di portare alla luce la verità, l’essenza della sua storia, che non è la semplice storia di una scomparsa felicemente risoltasi. Perché ora, a casa, Manuel talvolta si sveglia di notte e si sente perso. Talvolta si chiede se la sua vita sia davvero questa, fatta di scuola, genitori, piscina e regali di compleanno, o se per caso il vero Manuel non fosse quello che si aggirava per l’Italia in compagnia di altri bambini, ciascuno già con un carico non indifferente di vita sulle spalle, al seguito di questo Pifferaio magico.

Dal rapimento di Manuel fino all’arrivo a destinazione, Roma, seguiamo le vite di bambini che non mostrano la minima necessità di tornare a casa. Hanno imparato ad organizzarsi, hanno assimilato regole (anche le più terribili, come quella per cui ogni volta che qualcuno sbaglia è un altro a pagare) e creato rituali di gruppo. Hanno sviluppato legami, in una rete di alleanze e contrapposizioni che ha gettato nell’ombra qualsiasi forma di individualismo, sospeso qualsiasi forma di giudizio.

Il racconto si alterna alle favole di Alex, che, nelle pause del loro camminare, inventa e racconta ai suoi compagni le storie delle loro stesse vite prima del Raptor. Alex è il letterato del gruppo: gli altri bambini amano riunirsi attorno a lui e ascoltarlo, come in un rituale, e anche il Raptor parla con lui per ore. Ha nello zaino, come irrinunciabili compagni di viaggio, Ventimila leghe sotto i mari e Il libro delle fini e degli inizi, vecchio volume illustrato sulle catastrofi naturali.

Sebbene la narrazione sia affidata alla voce di un bambino, non c’è nulla dell’espressione e della semplicità di pensiero tipici dell’infanzia. Viene invece conservata la prospettiva da cui Manuel racconta: non ci vengono fornite informazioni esaustive sulla vicenda, tutto ciò che sappiamo coincide con ciò che Manuel sa, vive e si sforza di comprendere. La prosa di Carola Susani è profonda, essenziale, paratattica ma al tempo stesso ricca. L’intreccio, le dinamiche di gruppo, atteggiamenti e sensazioni perfettamente descritti rendono appassionante la lettura. Nessun personaggio viene tralasciato, di ognuno di essi abbiamo un disegno chiaro, ognuno di essi è parte di un quadro dai colori perfettamente dosati, in cui prevalgono la totale mancanza di innocenza e la scomparsa della netta divisione tra bene e male, in cui l’essenza delle cose può essere raggiunta solo se si è liberi da condizionamenti morali: solo se si è, appunto, bambini abbastanza.

Marina Lomunno

Carola Susani, Eravamo bambini abbastanza, minimum fax, 210 pp., € 13,50.

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