Il mercante di Venezia riletto da Alberto Oliva

Il mercante di Venezia rivive al Teatro Libero di Milano con l’adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni. La scena si apre in una Venezia lacustre, fumosa e stagnante, sulle cui acque si aprono le risate sguaiate e i gesti inconsulti di un Graziano, servo ambiguo ed eccentrico del ricco ebreo Shylock.

La storia dell’opera shakespeariana rimane pressoché uguale, ne vengono soltanto tagliate o narrate alcune vicende non essenziali (come la fuga di Jessica o il fidanzamento tra Nerissa e Graziano).

La bella Porzia, interpretata da Valeria Perdonò, canta l’angoscia di esser legata a uno stupido indovinello per volere del padre, che la costringe a non poter scegliere liberamente il futuro sposo; Bassanio e Antonio si legano a Shylock per motivi di denaro e onore, compromettendo però la vita di Antonio.

In questo dramma, tutti i personaggi hanno delle posizioni ambivalenti, vuoi perché costretti da cause esterne ad affidarsi al volere altrui o perché bloccati da regole imprescindibili (il rispetto del genitore defunto, l’onore della parola data, la giustizia della Repubblica di Venezia) nonostante esse risultino completamente assurde. Come sempre in Shakespeare, ad ogni azione corrisponde una reazione e dietro ad un enigma se ne cela sempre un altro. Bassanio sceglierà lo scrigno giusto per avere la sua bella ma allo stesso tempo rischierà di perdere il suo più caro amico; l’intervento della ragione, quanto mai donna, riuscirà a salvare il precipitarsi delle cose.

In questa sua riproposizione, Alberto Oliva cerca di attenuare l’antisemitismo della storia (nonostante imponga poi la conversione all’ebreo Shylock) e di far risaltare la similarità dei personaggi; come dice Antonio: «Considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte». Difatti, anche Bassanio infrange la sua più importante promessa, e la sua uscita di scena con la novella sposa è contraddistinta da una musica funerea, costumi scuri e un ciglio degli attori decisamente da sconfitti. Riconoscendo che nessuno è davvero pulito e virtuoso,  e che siamo tutti degli attori, delle maschere (che vengono usate lungo il dramma più volte non a caso), che siamo tutti dei Joker, come Graziano, pronti a ridere, mentire, piangere e cambiare idea in un attimo.

Al Teatro Libero fino al 9 dicembre (info qui).

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