Re Lear al Teatro Oscar

Gli attori Riccardo Magherini (anche regista), Francesco Cosenza, Maria Eugenia D’Aquino, Annig Raimondi, Antonio Rosti appaiono sulla scena a luci ancora accese, scusandosi se ruberanno del tempo allo spettatore e anticipando che ne avranno da raccontare.

Si vestono davanti al pubblico, aiutati da una scenografia fatta di pochi utili elementi. Calano dall’alto le vesti dei personaggi, e man mano che le indossano, prendono parola i personaggi; anticipato da dicerie e confidenze di palazzo, arriva Re Lear, il vecchio Re che al colmo (o così si vuol far credere) dell’eccentricità della sua vecchiaia annuncia alle tre figlie che abdicherà e darà subito a loro il regno e il governo. La porzione che ne avranno sarà in relazione al bene che loro gli esprimeranno in una gara subitanea, e mentre Goneril e Regan adulano il padre ricoprendolo di qualità e affetto di cui mai aveva goduto, Cordelia, la terza, esprime con poche parole il suo puro amore per il padre, che però la ripudia, scambiando la sua sincerità per freddezza, lasciando così la figlia senza dote né regno.

Comincia così Re Lear, una produzione Pacta, in scena fino al 21 aprile al Teatro Oscar di Milano. Re Lear, considerata fra le migliori tragedie del Bardo, si ispira a leggende e miti della cultura britannica e celtica. La tragedia prosegue nello scambio di ruoli e voci tra gli attori, spesso narratori in terza persona delle vicende. Gli atti corrono veloci, senza sminuire la portata dei colpi di scena e gli sconvoglimenti originali del dramma. Ben si legano con la rapidità delle azioni la scelta di avere supporti sonori esterni (voci che gridano e cori sommessi), così come la volontà di restare quasi in penombra in alcuni momenti della rappresentazione, che siano momenti notturni o bui per i personaggi coinvolti.

La vecchiaia, nella sua oscura declinazione della demenza, insieme alla doppiezza della verità e alla difficoltà di raggiungerla (tema caro a Shakespeare), sono al centro del Re Lear, uomo che si gioca tutto in un eccesso di fiducia e sfiducia nel genere umano, condannando sé stesso e la figlia prediletta a patimenti e dolori, passando per la pazzia e la povertà. Divertenti, intelligenti e puntuali sono i tête a tête tra il Matto e il Re, conditi da riferimenti attuali e contenenti sprazzi di saggezza, purtroppo inascoltati dal Re.

Gli eventi precipitano disperatamente, convenendo nella sconsolata esclamazione del conte di Gloucester che «Sciagurati (sono) quei tempi in cui i matti guidano i ciechi». Già.

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