“6.41” – Jean Philippe Blondel

Avete mai trascorso un periodo della vostra vita facendo i pendolari?
Scommetto di sì. Allora sicuramente saprete a cosa mi riferisco quando parlo di orari, ritardi, sovraffollamento, stress, obliteratrice, «dove diavolo l’ho ficcato l’abbonamento?».
Jean Philippe Blondel nella sua narrazione sfiora questo mondo, ma in realtà l’ambientazione del suo libro è molto più intima, più profonda.
6.41 è l’orario del treno che porta da Troyes a Parigi. È pure il nome che, familiarmente, i pendolari hanno dato a questo treno, per distinguerlo da tutti gli altri che viaggiano sui binari francesi. È soprattutto il luogo di incontro – scontro tra Philippe Leduc e Cécile Duffaut, due quasi cinquantenni che hanno avuto una liaison ventisette anni prima, durata pochi mesi e finita malissimo.
I due si riconoscono l’un l’altra fin da subito, sin dal momento in cui Philippe si accomoda nel posto affianco a Cècile, l’unico libero disponibile.
L’imbarazzo, la sorpresa, i ricordi, i paragoni tra ciò che sono e ciò che furono investono i protagonisti e li chiude in un mutismo riflessivo.
Gli altri occupanti del vagone, del treno, gli abitanti del mondo, spariscono; ci sono solo loro due.
Ci sono solo i quattro mesi passati da coppia.
«Una specie di coppia». Si vedevano solo nei fine settimana. Ad eccezione della vacanza di sette giorni a Londra, nella quale tutto cambierà per sempre.
Il viaggio di novantacinque minuti sul treno in direzione della città parigina passa senza che si scambino una sola parola.
Ma le domande retoriche che i due ex amanti si scambiano mentalmente sembrano quasi intessere un dialogo vero e proprio.
Dove hanno sbagliato? Dove sei arrivato? Sembri una donna in carriera! Lo sei davvero? A casa ti aspetta qualcuno?
Eh sì, che mi aspettano. Un marito amorevole e una figlia adolescente, un lavoro ben avviato, ambiziose prospettive per Cècile, un’ex moglie che ha preteso il divorzio, due bambini, un amico famoso che però sta per morire di cancro per Philippe.
Le loro vite sono proseguite, si sono complicate, si sono aggravate di responsabilità, impegni, acciacchi.
Senza che l’altro/a ne abbia saputo qualcosa. Incredibile se ci si pensa, vero?

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Edward Hopper “Donna che legge in treno”

Quante decine di facce, di storie che pensavamo fondamentali ci sono scivolate addosso e di cui adesso non ricordiamo pressoché nulla?
Capita a tutti, a me, a voi, a Philippe e Cécile.
Adesso però il tempo stringe, fra pochi minuti il convoglio raggiungerà la destinazione ultima e i due si confonderanno nella fiumana di gente che deve dirigersi verso le proprie mete, a timbrare il cartellino, ad effettuare una consegna importante, a seguire una lezione all’università.
Ci sarà la volontà di stabilire un contatto? A che scopo?
Servirebbe a qualcosa rivangare il passato? O la scusa del caffè in stazione potrebbe essere utile per un nuovo inizio, ovviamente da amici?
Vi lascio su queste domande, vi consiglio la lettura del libro, che è veloce e scorrevole. Prendersi un poco di tempo per valutare le proprie relazioni interpersonali mi sembra cosa buona e giusta.
Ci vediamo alla prossima fermata letteraria. In carrozza.

Jean Philippe Blondel, 6.41, Einaudi, 15 euro

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