“Italo Calvino e i cavalieri fantastici” – Chiara Lacirignola

CalvinoNon ricordo dove, nel proliferare delle citazioni calviniane, o forse, me lo auguro, su un testo di Calvino (dalla fonte primaria, dunque), ho letto della sua convinzione di essere destinato all’oblio letterario. Questo segno di modestia, atteggiamento che molti fingono – ma lui no, non credo (il suo imbarazzo nelle interviste sembra autentico, l’inconsapevolezza della propria grandezza non sembra una posa) – è stato smentito clamorosamente.

Da qualche anno si sente parlare di Calvino ovunque e, come è naturale, spesso a sproposito. Di qui l’imbarazzo a recensire volumi su di lui, su un Autore che, pur considerando uno degli “amici” da cui sono abitata, non chiamo “Italo”, parlandone, perché ho un po’ di reticenza nell’unirmi al coro degli entusiasti, dato che è ormai composto da una moltitudine.

Ma, dunque, rinunciare a parlarne perché inflazionato? Non sarebbe corretto. Ecco dunque una pubblicazione su di lui, con un taglio particolare.

Nella vesta grafica bianca e rossa della collana «Officina» di Stilo editore, che ormai mi è familiare, ho letto con piacere Italo Calvino e i cavalieri fantastici, di Chiara Lacirignola: individuazione della figura del cavaliere nel Ciclo degli Antenati, nelle Cosmicomiche e in Castello e Taverna dei destini incrociati. Il confronto con gli ineludibili referenti Ariosto, Cervantes, Queneau e Borges è modellato sulla lettura epica dei personaggi calviniani, ma trattasi di un’epica piegata all’esigenza di costruzione di senso per l’intellettuale. Del cavaliere Calvino condivide la tensione, il movimento incessante alla ricerca dell’autoaffermazione, il perpetuo moto di chi è spinto dall’ansia di conoscenza.

Se dunque, il periodo storico imponeva l’impegno politico (l’engagement) e la partecipazione alla costruzione della narrazione neorealista, Calvino devia sul fantastico, dicendo della contemporaneità molto più con i Baroni rampanti e con i Visconti dimezzati di quanto non fosse possibile attenendosi al racconto dei fatti.

Come rimarca l’autrice, il ricorso al fantastico non implica deresponsabilizzazione o evasione, anzi l’impegno creativo è guidato da complessi sistemi di regole autoimposte, che, l’OuLiPo insegna, consentono al meglio il dispiegarsi dell’inventiva, e dell’esistenza. Perché il bisogno di vincoli “consente di dare un fondamento solido alla vita creativa e alla vita tout court”.

Carlotta Susca

C. Lacirignola, Italo Calvino e i cavalieri fantastici, Stilo editrice, 158 pagg., 15 euro

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