“Il borgo d’Oltremare” – Francesco Amato

A chi abbia visto i film di David Lynch sarà forse familiare il complesso meccanismo con cui identità diverse confluiscono in un’unica sfera di percezioni, il senso di straniamento che il lettore/spettatore condivide con il protagonista, lo sforzo di comprensione di situazioni surreali,che non sempre mette il fruitore a suo agio. Il romanzo di Francesco Amato (con una prefazione di Alberto Bevilacqua) si svolge su diversi livelli e sembra concepito dall’autore come un quadro ipnotico, di “quelli, per intenderci, che se vengono fissati a lungo, danno l’impressione di caderci dentro”. Un protagonista/narratore, mai nominato – viene bloccato ogni volta che è sul punto di presentarsi – sperimenta differenti livelli di realtà e la permanenza in un luogo avvolto costantemente da nebbie reali e metaforiche. La narrazione è avviata dal trauma nella routinaria vita di un professore universitario; l’uomo è spettatore involontario delle ombre del tradimento coniugale proiettate sul muro. Da quel momento l’abisso della delusione diventa un ripiegamento della coscienza e tutti i riferimenti al mondo reale diventano rarefatti.

Atmosfere oniriche e confuse, figure enigmatiche ed una guida che conduce in visita anche in caverne popolate da espianti – e qui la “diritta via” rischia di smarrirsi – si incontrano per tutto il testo, spingendo il lettore ad uno sforzo di comprensione che condivide con lo stranito protagonista. Gli avvenimenti diventano fra loro speculari e vengono duplicati nella scrittura ed in una rappresentazione teatrale, in un continuo gioco di rimandi.

Nelle descrizioni ambientali, aspetto forse più interessante della trama, si percepisce la mano dell’autore, architetto napoletano: l’urbanistica, le sculture e le architetture che costituiscono lo sfondo del romanzo sono descritte con precisione e contribuiscono a visualizzare il percorso fisico – ma anche simbolico – compiuto da questo “nessuno” attraverso il Borgo d’Oltremare, passando per vari luoghi decadenti (si avverte una correlazione fra ambiente e stati d’animo).

Ancora un riferimento cinematografico, da recuperare dopo aver letto il libro: Stay. La confusione, la necessità di rifiutare le spiegazioni razionali acquistano, in uno sguardo retrospettivo, senso e coerenza, ma non è detto che non si preferisse l’irrazionalità alla logica.

Carlotta Susca

Francesco Amato, Il borgo d’Oltremare, Mursia, 211 pagg., 17 euro

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