C
’è un bambino affetto da una particolare forma di cleptomania: gli piace rubare le biglie. Da quando, per caso, si è accorto che guardando attraverso di esse il mondo si trasforma e cambia fisionomia in modo imprevisto, Riccardo ne va a caccia. Poco alla volta, con aiuto della fortuna e della sua mano lesta, Riccardo riesce a creare una privata collezione i cui contorni assumono, nelle dicerie scolastiche, quelli del primato assoluto: si dice che ne abbia raccolto ben più di cento di palline colorate. In realtà, il ragazzino ne possiede ben centotto; ma si sa, anche le più strane mode passano, e così anche le biglie perdono il loro valore, trovarle e sempre più difficile, nessuno se ne interessa più, e, allo stesso modo in cui sono apparse, scompaiono, ed anche Riccardo finisce per dimenticarle in un angolo del suo armadio.
L’inizio de “Il ladro di palline di vetro” è convincente ed interessante: certo, appare un po’ forzata l’idea di guardare in un piccolo spazio deformante quale una biglia, ma l’autrice ha uno stile incalzante e la storia prende. Seguiamo il protagonista dall’infanzia sino alla maturità, in una vita sregolata ed avventurosa che si allarga in vari continenti. La metafora che lo descrive è sempre quella delle palline: proprio come loro, il protagonista appare colorato, cangiante, multiforme, luminoso ed affascinante. E di plastica, aggiungerei. Come le palline, Riccardo Paradisi è vuoto e finto, costruito per ingannare e sfiduciare.
É facile ritrovare in questo primo romanzo Valentina G. Levy pezzi di vita propria o esperienze di amici e conoscenti, leggende metropolitane ed eventi epici; facile e piacevole riconoscersi in esso. Difficile dare credibilità ad un protagonista la cui storia sembra “la somma di mille riassunti”, ma senza quel soffio vitale che lo rende davvero unico.
Azzurra Scattarella
Valentina G. Levy, “Il ladro di palline di vetro” , Albatros, 2010, € 14













