Una storia di uomini, scritta da un uomo, sugli uomini, rivolta ad altri uomini. Il tesoro del lago. L’oro di Dongo ha per protagonisti tre personaggi, naturalmente maschili, che sono coinvolti strettamente in tutte le loro faccende di vita, uniti dal desiderio di volersi reincontrare o raggiungere, sempre con il faito sul colo perché in fuga da qualcuno o qualcosa.
Tre sono anche i temi fondamentali su cui si regge il ritmo avventuroso del libro: l’amicizia, la famiglia, la guerra. E si perché i nostri ne vivranno ben tre di guerre, passando da una parte e dall’altra, senza timore di sembrar trasformisti o opportunisti, essendo fascisti, e poi comunisti, e poi liberali e addirittura repubblichini, senza credere davvero in nessuna delle ideologie incontrate (peraltro mai esaminate o approfondite, ma soltanto accennate, a conferma della scarsa rilevanza che hanno per i protagonsiti). Sapientemente, Menghini colloca i suoi Andrè, Gabriele e Menico (un francese, un piemontese e un napoletano, e non è una barzelletta!) in un arco di tempo storico capace di fargli vivere la guerra civile spagnola, la seconda guerra mondiale, e la guerra interna in Italia tra partigiani e fascisti dell’ultim’ora.
La politica è, paradossalmente, un elemento aereo nel romanzo, (nonostante ne influenzi così pesantamente le vite), i quali la riffuggono e la sbeffeggiano, cambiando colore a seconda di quello che si riveli più reddittizio o utile ai loro obiettivi. Talvolta si crede di aver imbroccato la via giusta (Gabriele diventa un fascista convinto, per poi pentirsene; André capeggia il gruppo di anticollaborazionisti più infuocato di parigi, per poi annoiarsene; Menico decide di dare la vita per la causa italiano, ma morendo subito dopo, lascia il dubbio – fondato – sulla stabilità delle sue decisioni), ma è sempre un’effimera illusione. Prevale su tutti il senso di opportunismo della politica, anche su donne e amore, viste solo come brevi parentesi di piaceri, la cui presenza è ininfluente e mai duratura. Il romanzo è una lunga fuga, fatta di arrampicate, morte, pistole ed esplosivi, rivoluzionari e caserme, delinquenti, contadini cattivi e contadini buoni, piani e nascondigli. Fuga da cosa? Direi proprio da quella politica considerata così inutile, eppure così decisiva per i nostri tre.
Unico vero punto fermo è l’amicizia verso quelli che più che amici, fratelli. I tre protagonisti si cercano vivono esperienze toccanti ed incredibili insieme, fronteggiano situazioni pericolose e al limite da quando si conoscono. Questo favorirà lo sbocciare della loro amicizia, portando a galla i migliori sentimenti di cui gli uomini sono capaci: la lealtà, la generosità, la cooperazione, il rispetto.
Azzurra Scattarella
G. Menghini, Il tesoro del lago. L’oro di Dongo, Demian Edizioni, 2009















