Domenico Dimase, classe 1960, materano, laureato in Economia e Commercio, è qui al suo secondo romanzo, edito IlFilo, Le magnifiche stagioni di Ermenengildo. Quella che viene messa in scena nei dodici capitoli in cui il protagonista si muove è la concezione (per nulla esaltante) dell’autore sull’italiano contemporaneo medio.
Ermenengildo Capponi è un torinese di mezz’età , impiegato alle poste. Ignorante, grossolano, ingenuo al limite dell’infantile, istintivo, credulone, peccatore e truffaldino se ne ha occasione, imbranato, voltagabbana; un personaggio che, senza ipocrisia, definiremmo semplicemente come un “babbeo”.
Chiaramente, questo personaggio è una forzatura, una caricatura: in tutti e dodici i racconti non ne combina una giusta, imbroccando soltanto vie sbagliate, cascando come un asino in ogni minimo tranello, abbagliato continuamente da qualsiasi specchietto per allodola. Dimase passa in rassegna tutte le fantasticherie e diavolerie che caratterizzano i nostri tempi moderni, mescolando il carattere ( volubile? insicuro?deficiente?) del personaggio a situazioni grottesche architettate ad hoc unitamente ad alcune tipiche truffe all’italiana. Il risultato è una maratona nevrotica quanto improbabile, in cui il finale è scontatamente (ahilui!) risaputo per il protagonista, che sempre paga le conseguenze delle sue avventatissime azioni.
Ermenengildo Capponi le prova tutte: a trovare in chat il vero amore, a seguire il cammino di Socrate verso la conoscenza, a improvvisarsi manager, addirittura a cambiare connotati pur di aver la sorte dalla sua. Questa banderuola umana è costantemente attraversata da venti di ogni tipo, e ne esce davvero malconcia. Come non provare pietà per lui? Ogni risata ispirata alle sue disavventure è amara, diventa monotona e ripetitiva.
Le intenzioni critiche dell’autore sono evidenti e magari condivisibili, e la personificazione in Ermenengildo di quella fetta di popolazione che ancora crede alle televendite stile Vanni Marchi o che si scirocca i programmi della d’Eusanio è abbastanza coerente. Il rischio è che la sovrapposizione di vane e fatue peripezie travolga la riflessione, trasformandola in un mal di testa angosciato, dovuto al tour de force alquanto disperato e snervante che il protagonista costantemente subisce.
Azzurra Scattarella
Domenico Dimase, Le magnifiche stagioni di Ermengildo (ovvero le nevrosi dell’uomo moderno), ed. il Filo, 2010, € 13













