In Morti, amanti e funerali di Matteo Gennari siamo in Italia, la protagonista è una bambina un po’ cattivella di nome Costanza e la sua pazza famiglia. Famiglia pazza forse a causa del fatto che di mestiere fanno gli impresari di pompe funebri, e lo fanno tra Pesaro e Milano. Quando mamma e papà si separano, la piccola Costanza proprio non gliela perdona, così inizia a esercitare i suoi pseudo poteri magici, formulando desideri inconfessabili alla sua bambola, che magicamente le dà ascolto. Matteo Gennari mette in scena un dramma (o forse semplicemente un ménage) familiare in cui la figlia è una traviata schizzoide sin dalla più precoce età, il padre è un perverso con fantasie sessuali poco raccomandabili, che per fortuna sfoga con la segretaria, e non si salva neanche la madre: per un lungo periodo perde completamente l’uso della parola. In questo simpatico quadro famigliare, non ci stupiamo più se ad un certo punto padre e figlia cominciano a vedere e parlare con i fantasmi, no?
Matteo Gennari è pesarese e vive in Brasile da anni. Credenze e superstizioni sudamericane hanno evidentemente condizionato il nostro, che ha riversato nel libro tutta la particolare attenzione che il popolo brasiliano ha nei confronti di spiriti e fantasmi, e che anche la letteratura gli ha dedicato – basti pensare ai tanti fantastici incontri sovrannaturali che si fanno nel corso di Cent’anni di solitudine.
La storia quindi procede tranquillamente, nonostante le assurdità e le stranezze delle situazioni. E se è vero che la vita è effettivamente spesso bizzarra e sorprendente, è anche vero che il confine tra realtà e suggestione è spesso molto labile. Con molta e sottile ironia, Gennari si fa beffe dei suoi personaggi, mostrando quanto siano dei fragili, indecisi, confusi esseri umani, mossi come foglie dal vento, privi di direzioni precise, capaci di attorcigliarsi attorno al proprio quotidiano crenadosi inesistenti problemi o paranormali vie di fuga pur di scappare dalla propria mediocrità. Il problema è che questo andamento contorto si riflette anche sull’intero libro, che sembra tutto una lunga, lunghissima “storia” poco credibile eppure già sentita – come quando ascolti gli indicibili e ridicoli pettegolezzi di quartiere. Colpa anche lo stile narrativo di Gennari, che registra tutto in presa diretta, al presente, senza scandire tempi e azioni, tutte contemporanee. La narrazione diventa quindi dialogica, fluviale, senza pause che permettano un respiro per accomodare le cose. Provocando quel senso di fastidio che si ha quando si è a contatto con una persona vagamente logorroica, che nonostante sia ricca di spunti divertenti, alla fine ti annoia e ti dà il mal di testa.
Azzurra Scattarella
Matteo Gennari, Morti, amanti e funerali, Abel book, 2011, € 4.99














Costanza Giardini cresce a Pesaro in una famiglia che si occupa di pompe funebri, con un padre che si divide fra Pesaro e Milano e fra la moglie e la segretaria della filiale milanese. Il padre ha vari incidenti stradali e, dopo il primo e un coma, comincia a vivere una vita sua a contatto con un mondo di spiriti che lo guidano e lo spingono a scrivere sotto dettatura una specie di memoriale. Costanza ha fantasia e voglia di vivere, ma lo stato del padre la costringe ad assumere responsabilità non desiderate nell’azienda di famiglia che la comprimono spingendola verso atteggiamenti provocatori e inusuali, sino a che,dopo la morte del padre, la lettura del memoriale la trasporta nel mondo surreale che diventa il suo mondo sino a diventare, dopo la morte, lei stessa spirito suggeritore , per ripercorrere tutta la sua vita dettandola all’autore. Costanza spirito ritorna Costanza dei primi anni, uno spirito che si rivela e disegna il paradigma di una vita, l’entusiasmo di un sogno che si frantuma nella realtà quotidiana e che rimane tuttavia pregno di desideri inappagati, forzato da storture contingenti e annegato in frenesie comportamentali; uno spirito che trova la compagnia di altri spiriti, in un limbo di ricordi e rimpianti, non più vitale ma pieno di una vita assaggiata e non completata, piena di anni ma soggetta ad un destino avverso, e libera solo nel trapasso; uno spirito che si unisce alla fuga onirica del padre,del dopo coma, ai ricordi sognati del padre e agli spiriti che suggeriscono e suggestionano la vita ultima del padre. La vita si ripete nel raccontare, ma il cerchio si chiude nella reiterazione di se stesso, in una continuità che, nel limbo, diventa eternità.
Azzurra Scattarella legge il romanzo di mio figlio ma non ne intuisce il significato, che sta nella ricerca di una vita appagante che è solo quella che va oltre il quotidiano che i protagonisti tentano di superare con fantasie, anche erotiche, e che poi trovano solo nel contatto con un mondo surreale, di cui alla fine la stessa Costanza diventa parte trasformandosi, dopo la morte, in uno spirito suggeritore cha narra la sua storia all’autore, ripercorrendo la sua vita nel pensiero di realtà mancate e momenti di impotenza e di inazioni, finendo così a vivere, con Bartolomeo, in un limbo di ricordi e di rimpianti, nel cerchio della memoria che diventa eternità.
Per inciso, Matteo ha sempre vissuto a Milano, prima di trasferirsi in Brasile; il romanzo “Cent’anni di solitudine” è di Gabriel Garcia Marquez , colombiano, non brasiliano ed è comunque riduttivo pensare solo all’influenza dell’ambiente come motore primo della produzione letteraria, ambiente che è senza dubbio importante per la definizione di un’opera letteraria che però trova stimolo nella coscienza, nella personalità, nei dubbi, nei desideri, nella disperazione della ricerca della verità che ogni autore si porta dentro e che si traduce in uno stile e in modo di comporre il racconto. Lo stile di Matteo non è assillante, è solo avvolgente per costringere al pensiero e il mal di testa viene a chi si rifiuta di pensare e si limita ad una visione superficiale delle cose.
Indubbiamente c’è stata una gaffe nell’associare Marquez alla cultura brasiliana, ma ciò che si intendeva era evidenziare i tratti della cultura sudamericana, come appunto quelli del parlare con morti e fantasmi, tipici ai Colombiani come ai Brasiliani, ripresi da Gennari e inseriti nel suo “Morti amanti e funerali”. Ammetto tra l’altro che in realtà intendevo riferirmi a Jorge Amado, in particolare al suo libro “Dona Flor e i suoi due mariti”, ma nella foga dello scrivere mi è scappato il lapsus.
Naturalmente, non si intendeva ridurre alla sola influenza ambientale l’idea di sviluppare un tema del genere, ma certamente questa influenza c’è e non si può negare. Non credo di aver scritto che lo stile è assilante, ma fluviale, nel senso che è come un fiume in piena, che straripa, rendendo difficile appassionarsi allo svolgimento della storia.
La mia è un’opinione personale e soggettiva del romanzo, che si può o meno condividere, e così anche le visioni del mondo, siano esse superficiali o meno, parziali o imparziali, cui tutti dobbiamo comunque fare riferimento. Come ho detto anche all’autore, sono pronta a ricredermi e andare più fondo sin dove la mia lettura vorrà con i suoi futuri romanzi.