“La città del sole” – Tommaso Campanella

È il 1602 quando Tommaso Campanella, uno dei maggiori filosofi del Rinascimento, accusato di cospirazione contro il governo spagnolo, condotto in carcere, scrive “La Città del Sole”o “lo stato ideale” come recita il sottotolo, opera caduta per secoli in oblio, riscoperta e rivalutata nel ‘900. Spesso accostata alla “Repubblica” di Platone per l’impianto e l’idea condivisa di società comunista, aliena dalla proprietà privata e basata sulla cooperazione.
Tuttavia quest’affermazione non rende l’unicità di entrambe le opere.

Protagonisti e interlocutori del dialogo di Campanella sono un cavaliere dell’Ordine degli ospitali eri e un Genovese, ammiraglio nella flotta di Cristoforo Colombo. Il primo, arriva un giorno sull’isola di Ceylon dov’è condotto da uno squadrone di uomini e donne armate alla città del Sole.

Sole, o il Metafisico, è il capo supremo coadiuvato da Pon, Sir e Mor, ministri di Potenza, Sapienza e Amore. Spinto dalla curiosità del Genovese, il cavaliere racconta dell’educazione, della famiglia, delle istituzioni, del rigore nel controllare i rapporti tra uomo e donna per il miglioramento della specie, della guerra, dei mestieri, della scienza, della religione con un’esposizione piana e puntuale.

Come il cavaliere anche voi potreste chiedervi se in una società siffatta esista il valore dell’amicizia giacchè non si scambiano favori o, ancora, come sarebbe lo stato ideale oggi.

In età scolastica è solo una delle tante opere di cui ricordare il contenuto, ma a un lettore un po’ più maturo o con voglia d’approfondire, non sfuggiranno gli spunti di riflessione. E poiché Campanella e Platone vanno a braccetto, lasciatevi guidare anche dall’ironia di Socrate in un percorso tortuoso e intrigante.

Susanna Maria de Candia

Tommaso Campanella, La città del sole, Mulino don Chisciotte, Verona 2007, 4€, pagg. 109

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