La pubblicazione di questo libro ha trovato molti ostacoli. Il riferimento fin troppo evidente al totalitarismo sovietico di quegli anni, ha spinto gli editori a rifiutare il capolavoro orwelliano. Come lui stesso ha scritto alla fine della narrazione, spiegando le difficoltà che la sua penna ha dovuto affrontare, “quasi nessuno pubblicherebbe un attacco contro Stalin”, soprattutto se la classe dominante è rappresentata dai maiali. Un po’ offensivo non credete?
Tuttavia sono dell’idea che questo libro sarebbe scomodo, e forse lo è, anche tuttora. Tra i vari messaggi che Orwell vuole trasmettere, vi è, infatti, uno basilare fondato sulla libertà di stampa e soprattutto sulla libertà di informazione. Un tema bollente per i giorni nostri, in cui proprio questi valori rischiano di essere soppressi dalla tanto contrastata legge-bavaglio. Nonostante i vari intenti orwelliani, che trapelano tra le righe, la lettura di questo libro risulta piacevole e divertente, anche se non si coglie il suo riferimento a Stalin e alle dittature in generale. L’ironia, però, è velata da una certa drammaticità che viene fuori dalle vicende che animano La Fattoria degli Animali.
Quando era ancora denominata “Fattoria Padronale”, il proprietario Jones trattava male le sue creature, costringendole a tanto lavoro e poco cibo. Un modo di fare che senza dubbio gli garantiva un certo introito, ma che gli si è ritorto contro. Non poteva di certo immaginare che le sue “bestiole” avrebbero potuto organizzare La Ribellione e impadronirsi delle sue terre, cacciandolo per sempre da ciò che era suo. Ebbene sì, gli animali, di ogni specie che si trovavano lì, iniziano a godersi la tanto agognata libertà, contrastando di volta in volta gli attacchi umani, che volevano riconquistare quanto era ormai perduto. La “Fattoria Padronale” si è, così, trasformata in “Fattoria degli Animali”, fondata su regole da rispettare. Queste erano state stilate per cercare di evitare qualsiasi atteggiamento simile a quello umano. I maiali, però, iniziano a istruirsi e tra tutti prende il sopravvento Napoleon, che instaura una nuova dittatura. Gli animali ignari e analfabeti credono a tutto ciò che gli viene detto e lavorano sodo. Ma le razioni di cibo diminuiscono, proprio come ai tempi di Jones, e si accorgono, forse troppo tardi, che c’è qualcosa di strano nei maiali: “le creature volgevano lo sguardo dal maiale all’uomo, e dall’uomo al maiale, e ancora dal maiale all’uomo: ma era già impossibile distinguere uno dall’altro”.
Simona Leo
George Orwell, La fattoria degli Animali, Oscar Mondadori, 2010, pagg. 125, euro 8.50.















