Era il 1948 e George Orwell scriveva il suo romanzo più famoso, il cui titolo nasce dalla semplice inversione degli ultimi due numeri degli anni in cui viveva: 1948 diventa 1984, la realtà diventa letteratura.
Questo libro l’avrete sicuramente letto, o almeno sfogliato, e quasi certamente l’avrete studiato. Il classico libro che ti impone il prof di inglese, e che anche se magari lì per lì non ti va molto giù, anche il più riottoso e poco sensibile alle belle arti studente sente il magnetismo e l’imponenza di quest’opera – non fosse altro che perché questo libro ha ispirato quello (spaventoso e) super quotato reality show che è Grande Fratello.
Se dovessimo misurare la grandezza di un libro per quanti sono i suoi epigoni, 1984 non ha da lamentarsi: riduzioni cinematografiche, canzoni (la splendida 2+2=5 dei Radiohead, che consiglio), adattamenti teatrali, ancora libri, tra cui l’ultimo romanzo pubblicato in Italia di Murakami Haruki, dal titolo 1q84. Ma come già detto altre volte, i classici sono tali perché riescono a parlare in ogni epoca, perché la loro voce viene narrata e declinata nelle diverse arti e funge da ispirazione.
George Orwell si ispirò ai totalitarismi storici di cui era stato testimone e vittima (subì le persecuzioni staliniste durante la guerra civile spagnola) per descrivere la società asfissiante di 1984. Una società militarizzata, perennemente controllata dal Grande Fratello e le sue spie, in cui si inneggiano slogan assurdi come “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza” o “la guerra è pace”. La genialità di Orwell consta nell’aver individuato nella lingua e nella sua depauperazione uno dei punti di forza e di controllo della dittatura: nel mondo di 1984 la neolingua, ‘newspeak’ come la chiama Orwell, sottolineando l’accezione semplicistica di ‘speak’: parlare, ha sostituito la lingua vera, imponendo parole prive di sfumature, termini non parole, con significato preciso e non modificabile. Controllare il linguaggio significa controllare il pensiero (ah, se le parole sono importanti) e in questo modo il Partito sa di poter tenere a bada i pensieri delle persone, rendendoli incapaci di ragionamenti, deduzioni e astrattismo.
1984 è il romanzo distopico per antonomasia, il suo successo l’ha reso un longseller e un punto fermo della nostra cultura contemporanea. Un libro che si leggerà a scuola, all’Università, in Biblioteca e per strada, sui mezzi o a casa, sempre e più volte, perché è un libro che sedimenta all’interno del lettore, attaccandosi alla sua coscienza e spingendolo a confrontarsi con la sua realtà, i suoi dogmi, le sue fobie e la sua libertà. Monito perenne a mantenersi svegli e a cambiare canale (o anche a spegnere direttamente) o mezzo di comunicazione quando esso atrofizza il cervello, e a rimanere ancora più reattivi quando le parole diventano termini, o i politici dei tecnici.
Azzurra Scattarella
George Orwell, 1984, Mondadori, € 9.50
















L’ho iniziato proprio oggi!!! Lo abbiamo scelto per l’incontro del Club di Palermo…
un libro meraviglioso e inquietante.Tutt’ora purtroppo moderno e profetico. La mia speranza è smentirlo.
L’ho letto qualche mese fa e devo dire che lo rileggerei. E’ molto interessante e penso che lo stato di inquietudine che infonde sia la molla necessaria per far reagire il lettore. Credo che solo davanti ad una tale realtà, per quanto immaginaria, si possano davvero capire l’importanza delle parole e della libertà di pensiero, che qui vengono trattate praticamente e non retoricamente.