I dolori del giovane Werther – Johann Wolfgang Goethe

WertherTutto il Romanticismo in poche pagine

Nonostante siano i romanzi contemporanei il futuro della narrativa, non si può prescindere dalla lettura dei classici. Sono i testi ormai consacrati da critica e pubblico, i testi presenti nei manuali di letteratura a costituire i mattoni del tempio della letteratura. Una costruzione solida dovrebbe essere eretta con stanze tematiche o suddivise per aree geografiche, o per periodo storico, per Correnti. Ma il lettore è capriccioso, ed io non faccio eccezione. Il lettore deve seguire il gusto e l’ispirazione del momento, e lasciarsi guidare da legami fra testi che nascono spontanei e che non sempre sono pertinenti.

Avevo letto Le affinità elettive nei momenti strappati allo (spesso sterile) studio liceale, mi era piaciuto e ne avevo tratto una citazione che tutt’ora considero vera, anche se solo a livello ideale:

“Le amicizie di gioventù, come i vincoli di sangue, possiedono un enorme privilegio: dissensi, malintesi di qualunque tipo non arrivano mai a scalfirle e, con il trascorrere del tempo, gli antichi affetti riescono sempre a ristabilirsi”

Poi, ultimamente, ho ritrovato Goethe ovunque: nei saggi, a teatro (con una poco felice trasposizione del Faust al Kismet di Bari), nell’utilissimo testo di Moretti sul Romanzo di formazione. E allora ho speso la mia settimanale retta alla libreria acquistando il Werther e il Wilhelm Meister.

Werther: romanzo epistolare breve ma densissimo, dalla psicologia penetrante e realistica, pacato ma travolgente. Werther che critica il malumore quando è felicemente innamorato, e poi precipita nell’oblio quando si scopre disperatamente coinvolto in una infatuazione impossibile. Non ho amato particolarmente la saggia e assennata Lotte, che razionalizza suggerendo che il temperamento di Werther lo abbia portato ad un amore impossibile proprio perché impossibile (intuizione perspicace, ma inevitabilmente irritante per il giovane in preda al furore di Eros).

Centocinquantasei pagine (più un saggio di Thomas Mann – inutile commentare: è Mann!), e il succo del Romanticismo tedesco: l’invidia per l’infanzia spensierata e il rispetto per il bambino in quanto essere completo, e non adulto in potenza, creatura in transizione. La natura esaltata e analizzata come cosmo, l’amore per i luoghi per ciò che sono stati quando si era lì.

Forse l’ispirazione mi porterà a leggere il Wilhelm Meister di seguito, frapponendo solo pochi testi contemporanei (che gli scrittori non se la prendano).

Carlotta Susca

J. W. Goethe, I dolori del giovane Werther, con un saggio di Thomas Mann, Oscar Mondadori, 176 pagg., 8 euro

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