Vorrei spezzare una lancia in favore di un romanzo che molti giudicano pesare più di un macigno; vorrei far conoscere meglio un libro considerato il classico dei classici che non può mancare sul proprio comodino, per fungere da sottobicchiere; mi piacerebbe sfatare il mito dell’opera manzoniana, vista come il peggio che ti possa capitare al liceo, dopo la Divina Commedia. La verità è che ho dovuto leggere interamente i promessi sposi per 3 volte e mentre i miei compagni, delle medie, del liceo e dell’università si lasciavano trasportare dagli avvincenti riassunti presenti a fine capitolo, io, da “brava studentessa”, mi sono ritrovata a seguire Don Abbondio per quella maledetta strada che lo portò ad incontrare i bravi. Fino alla fine. Vi dirò una cosa: sono stata felice di essere andata a casa con il curato, da Perpetua e poi in chiesa con Renzo, poi via verso il matrimonio a sorpresa e la fuga dei due innamorati e la monaca di Monza e l’Innominato e Fra Cristoforo e ancora e ancora mille peripezie che, devo ammetterlo, mi hanno sempre affascinato.
Forse sarò l’unica che nel 2011 crede ancora ai sentimenti di una Lucia timida e devota, ma secondo me quei due si amavano davvero. Certo non posso non confessarvi di aver saltato, in occasione della terza lettura, la parte della peste o del fastoso arrivo del Cardinale Borromeo. Chiedo venia! Ma come sostiene Pennac tra i diritti del lettore c’è anche quello di saltare le pagine. Se poi vogliamo definirlo un romanzo storico, dire che è ambientato nel ’600, impuntarci sui capitoli descrittivi e non considerare gli indimenticabili stralci poetici come quello legato alla morte di peste di un’indifesa, piccola Cecilia, portata in braccio dalla madre verso la morte, allora potrei anche darvi ragione. Ma no! Non posso farlo! Non mi vergogno a dirlo: sarò anche noiosa ma io ho amato I promessi sposi, perché fuor di logica, divertente, commovente, umano, e forse perché l’ho sempre immaginato così
Glenda Gurrado
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Universale Economica Feltrinelli,
pp.688, euro 10,50















Grazie per questa recensione!
Mi sento un’aliena quando gli sguardi straniti della gente mi fissano ogni volta che dico di aver letto “I promessi sposi” ben sette volte (tra letture scolastiche e universitarie e altre fatte solo per puro piacere personale). Sarò anche un caso irrecuperabile, ma io ho sempre trovato splendido questo romanzo.
Come si può dire di amare la letteratura, come si può pensare di aspirare allo scrivere una storia senza aver letto questo grande capolavoro del Manzoni?
Ah! Quanto ho amato la monaca di Monza, quanto mi ha appassionato la vicenda dell’Innominato, che momenti alti ho toccato con la mente alle parole del cardinal Federigo Borromeo e quanta commozione la figura di Fra Cristoforo…
Grazie a te Angela!Mal comune mezzo gaudio hihi
Sono assolutamente d’accordo! Un romanzo d’avventura, d’amore, storico, di cappa e spada, e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente, l’essere “obbligati” a leggerlo durante gli anni di scuola lo ha reso odioso a molti, ma chi apprezza un buon libro (direi meglio, una buona storia), non può fare a meno, negli anni, di rileggerlo. E che dire di Gertrude, fra Cristoforo, l’Innominato… personaggi grandiosi, che devo confessare io ho amato assai più dei protagonisti.
Grazie di averlo recensito!
Grazie a te Molly!!!
Anch’io li ho apprezzati molto, complice anche un professore immensamente appassionato, anche se continuo a non amare affatto il personaggio di Lucia. Ma i personaggi, la complessità della storia e delle personalità non può non lasciare il segno!
;)