“Pseudolo” – Plauto

plauto

OK, SIETE LIBERI DI PENSARE CHE SIA PESANTE

e ne avete tutto il diritto, e probabilmente neanche io l’avrei letto se non fossi stata costretta dal programma di un esame, ma sono stata piacevolmente sorpresa.

Allora: è un comico ma non si tratta di Woody Allen (anche se di sicuro non era cattolico); è uno scrittore di teatro ma non è Luttazzi (anche se pare abbia anche recitato) e, nonostante nelle sue opere ci siano personaggi burleschi e dai ruoli ben definiti, non è un autore della Commedia dell’Arte. Bisogna andare più indietro: indietro indietro di più di duemila anni per avere conferma che la gente rideva nello stesso modo in cui ridiamo noi, ma nell’antica Roma.

Pseudolo, di Tito Maccio Plauto, mi è piaciuto molto: è frizzante, le battute sono incalzanti e i giochi di parole divertenti (purtoppo alcuni sono spiegati in nota, perché intraducibili). Nell’Edizione BUR, inoltre, vita dell’autore e commedia sono delineati approfonditamente per chi volesse saperne di più, e l’introduzione di Cesare Questa contribuisce ad apprezzare il testo (che tra l’altro è ricco di spassosi insulti). Ave atque vale!

Carlotta Susca

Plauto, Pseudolo, 1994, RCS, Milano, 245 pp., 9 euro

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