La vita è troppo breve per leggere uno stesso libro più di una volta. È sempre stato questo il mio pensiero fino a quando un mese fa non ho dovuto rileggere Washington Square per un corso universitario: dopo le illuminanti lezioni di un professore competente, ho capito che spesso il nostro giudizio negativo su un romanzo può essere dettato dalla facilità con cui si è voluto svolazzare sulle sue pagine, ma oltre a quei voli così leggeri c’è qualcosa che anni fa non avevo colto. Mea culpa.
L’opera di Henry James, scrittore americano vissuto nella seconda metà dell’800, prende spunto da un fatto raccontato all’autore durante una cena: il fidanzamento fra un uomo attraente ma povero ed egoista e una ragazza ricca ma scialba e ordinaria, il tutto condito da un padre tiranno contrario a questa unione. Il fatterello ha il sapore delle classiche fiabe in cui la matrigna cattiva impedisce all’eroina di raggiungere la felicità. No. James corre verso qualcosa di molto più complesso, velandolo magistralmente di semplicità; il percorso articolato dall’autore disegna la città di New York facendola ruotare attorno a Washington Square ed è proprio nella casa qui posizionata che vivranno i 35 capitoli della storia: la città cresce nel tempo, ma noi non ce ne accorgiamo perché restiamo seduti nel salotto di una bellissima casa, a parte il viaggio in Europa della durata di un capitolo.
La nostra protagonista è Catherine, un’eroina atipica perché vista da tutti non bella, non intelligente, semplicemente come assenza del tutto; ognuno cercherà di scrivere il personaggio Catherine, di creare per lei un linguaggio, un modo di essere e di comportarsi. Ma Catherine esiste davvero o è soltanto un riflesso del suo (falso e interessato) Morris Townsend, del sarcastico e quasi venale padre, il Dottor Sloper, o della romantica e frivola Zia Lavinia? Sarà soltanto il narratore a farci zoomare su questa ragazza che crescerà nelle quattro mura della casa di Washington Square, rivelando tutta la sua forza soltanto nell’ultimo punto che ricamerà sul suo telaio, per tagliare il filo della crudeltà di tutti coloro che hanno detto di amarla. Questo romanzo mi aveva lasciato completamente indifferente qualche anno fa e la sua protagonista mi appariva così come tutti l’avevano giudicata, adesso invece penso a Catherine con un sorriso amaro e credo che avrei voluto imparare da lei l’eloquenza del silenzio.
Glenda Gurrado
Henry James, Washington Square, Garzanti, 204 pp., euro 6,20














