Nonostante io sia una donna, e, dunque, secondo Cioran, destinata al solo divertimento per l’uomo, portatrice di ingenuità in grado di consentire l’oblio momentaneo alla disperazione maschile, nonostante sia, secondo l’autore allora ventiduenne di questo delirio rilegato, incapace di grandezza e profondità, ho condiviso moltissime delle sue esasperate affermazioni frutto dell’insonnia disperata in Transilvania.
Ho sottolineato una altissima percentuale delle sue frasi, delle sue riflessioni sull’infelicità derivante dalla grandezza – perché, si sa, l’infelice che scrive ama consolarsi al pensiero della propria superiorità rispetto ai beatamente inconsapevoli – e ho sorriso amaramente condividendo i suoi pensieri sul caos costitutivo di chi troppo riflette sull’umanità, sul mondo e su sé che riflette.
Il pensiero ossessivo e involuto è spiraliforme, ricorsivo, ricerca la simmetria e le disegna intorno ghirigori che la snaturano, tornando al caos.
Ho iniziato a leggere il volumetto in preda ad “astratti furori” e ho sulle prime trovato conferma alla mia momentanea tristezza cosmica. Poi mi sono stancata, il mio umore ballerino e la mia benedetta lunaticità mi hanno portata a sorridere più apertamente e meno malinconicamente delle frasi che pure continuavo a sottolineare.
Ho salutato Cioran e il resoconto della sua insonne disperazione ricordando che non sono più ventiduenne, e che la totalizzante propensione alla disperazione derivante dalla riflessione ossessiva è propria dell’adolescenza, e di pochi anni a seguire. Dunque, Cioran, continuo ad essere ricorsiva e il mio pensiero è spiraliforme, e ricerco la simmetria ma adoro il mio caos.
Carlotta Susca
E. M. Cioran, Al culmine della disperazione, Adelphi, 148 pagg., 15 euro
















Si, Cioran è stato feroce anche con le donne.
Credo però volesse soltanto sottolinearne la “benedetta lunaticità” di cui parli.
Una sorta di leggerezza che spesso manca agli uomini.
Fu feroce soprattutto con se stesso, portandosi al confine della disperazione, pur consapevole di distruggere così certezze e illusioni.