“Meridione d’inchiostro. Racconti inediti di scrittori del Sud” – Cosimo Argentina, Osvaldo Capraro, Omar Di Monopoli, Gabriella Genisi, Giuseppe Goffredo, Andrej Longo, Raffaele Nigro, Livio Romano, Cristina Zagaria

Si tratta di un’operazione culturale estremamente interessante[1]. Il mio scetticismo riguardo a una antologia apparentemente analoga era legato alla diversa natura della pubblicazione. Mi spiego: nel 2010 il critico letterario  Filippo La Porta ha pubblicato per i tipi di Manni un libro dall’accattivante titolo È finita la controra. La nuova narrativa in Puglia, a cui ho accennato qui. Ecco, se il giudizio positivo sulla ripresa letteraria pugliese, sul cosiddetto ‘rinascimento’, è evidente fin dal titolo, a questo il curatore aggiungeva poco, limitandosi a introdurre brevemente dei brani tratti da pubblicazioni di Desiati, Lagioia, Argentina e svariati altri protagonisti di questo innegabile fermento culturale.

Ciò che invece caratterizza Meridione d’inchiostro è l’unità d’intenti degli scrittori, convocati da Giovanni Turi[2] al fine di scrivere un racconto appositamente per questa raccolta, messi in comunicazione per concordare i lemmi di questo ‘alfabeto meridionale’, invitati a cooperare nella suddivisione degli argomenti, in base alle proprie sensibilità e preferenze tematiche. Non si tratta, dunque, di una analisi ex post dei filoni della narrativa meridionale, ma dell’invito alla riflessione, alla scelta, all’attenzione nel comunicare consapevolmente ciò che gli scrittori ritengono più significativo del proprio contesto geografico. Ne risulta un libro vario e molteplice per argomenti e stili, una pubblicazione da leggere in maniera lineare o in ordine sparso, seguendo le analogie fra gli argomenti (denuncia, costume, ritratto) e fra gli stili (piano, paratattico o mimetico, giornalistico o poetico).

E se anche qui la voce del curatore si ritaglia solo una breve introduzione, è nel lavoro di tessitura, di scelta, di coordinamento che si esplica tutta la sua forza. I racconti, poi, nella loro varietà, polisemia, nella coralità dell’opera, sono tutti significativi: alcuni per l’altissimo livello della scrittura, altri per l’emblematicità dei temi trattati o per il realismo della narrazione. Non indicherò i miei preferiti perché di sicuro, alla diversità degli approcci degli autori corrisponde una differente risposta e ciascuno potrà stilare la propria personalissima graduatoria.

Carlotta Susca

Giovanni Turi (a cura di), Meridione d’inchiostro. Racconti inediti di scrittori del Sud, Stilo editrice, 135 pp., 12 euro.


[1] A scanso di equivoci e per correttezza. È un’operazione culturale molto interessante oggettivamente, e questo non ha nulla a che fare con la mia collaborazione con la Casa Editrice che ha pubblicato il libro.

[2] Anche qui: che sia, orgogliosamente, sua amica non avrebbe messo freni alla mia vena polemica, quindi il giudizio positivo sul suo lavoro non è viziato da legami affettivi, anzi sono questi a rafforzarsi per la stima che nutro nei suoi confronti.

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