“Otto personaggi in cerca (con autore)” – Björn Larsson

Bjorn LarssonBreve storia dell’incontro con questo libro: Roma, Festival della piccola e media editoria (sniff, non esserci ancora). Mare di libri, copiosa secrezione salivare alla vista di tanta carta inchiostrata, brama di possesso. Folle innamoramento per casa editrice che non nominerò, ma che da allora pronuncio con voce acuta, testa inclinata e occhi sognanti (progetto: diventare la loro Fernanda Pivano, peccato che abbiano già Martina Testa, che svolge egregiamente il lavoro… ops mi sono un minimum scoperta. Fax niente).

Acquisti compulsivi, avvistamento dei testi Iperborea, con quel formato anomalo, dunque di sicura presa su di me, malata di infinitite (lunga storia). Titolo pirandellianeggiante. Accade tutto velocemente: portafoglio più leggero, appesantito lo zaino (unico bagaglio a mano su volo economico. L’infinitite impera).

Dunque: Otto personaggi in cerca (con autore) è nelle mie mani, lo leggo in pochi giorni, non ne sono soddisfatta. Qualche giorno fa ha però ricevuto una menzione speciale in occasione della cerimonia del Premio “Città di Bari” e, a dire il vero, mi chiedo perché.

È vero: è un libro svedese che parla (anche) di Italia. Di Salento, per di più (in una delle storie), ma non mi sembra sufficiente. Il titolo italiano, poi, è la traduzione in markettinghese (da marketing, eh, non con quell’altra etimologia che subito vi viene in mente) di un più sobrio “Filologens dröm” che, googletradotto, dovrebbe essere “La sindrome del filologo”.

Gli otto personaggi sono, in effetti, in cerca, con passione esasperata, di qualcosa: la conferma ad una loro teoria, una grotta inesplorata, un manoscritto. In questa quête senza quiete sono però monolitici, monomaniacali. Le otto storie sono semplici variazioni su un unico tema: cambia l’argomento, è diverso il campo d’azione (filologia, speleologia, astronomia), ma la storia scorre sempre uguale, mentre si avvia al finale che segna inevitabilmente lo scacco del personaggio. Doppi legami: la carriera o la vita personale. Impossibile essere soddisfatti nella scelta, impraticabile la decisione di non avere rimpianti, nel dedicarsi interamente alla propria ricerca.

Non che il tema non sia interessante, né condivisibile, ma il difetto principale del libro, se si esclude l’identica modalità con cui le storie sono presentate, ed i lunghissimi sermoni dei protagonisti [che si ritrovano sempre ad esporre le proprie teorie nel corso di conferenze – conferenze! – con gli interventi riportati per intero – per intero! – (la smetto)], dicevo, il difetto principale è che si vede troppo la mano dell’autore. Lo so, è un bene, oggi, l’ingresso dell’Io nel racconto, il saggio che diventa autobiografia, il memoir che invece è fiction. Ma quello che intendo, riguardo a Larsson, è diverso. Proverò a spiegarlo. L’ombra della mano sulla carta è apprezzabile quando l’Io si mette in gioco, dubita, diventa parte della storia. In questo caso, invece, si intravede lo scrittore che lima la forma, la grammatica, che rimira compiaciuto una frase ben riuscita. È vero: dubita, e infatti l’ultimo personaggio è un Autore, e qui si ritrovano le perplessità e le frustrazioni di chi si cimenta con la carta, ma l’impressione è che non si lasci andare, che sia sempre trattenuto.

Lo so, non sono giudizi sulla trama e sul contenuto (o forse sì, in effetti), né mi appello alle mie sensazioni di lettrice (ché diffido dall’elogio dei giudizi “di pancia”: orrore), ma la mia impressione da vorace consumatrice di libri è che questo sia piacevole, interessante, ma lontano dalla grandezza. Evidentemente però il linea con i parametri del premio barese.

Carlotta Susca

B. Larsson, Otto personaggi in cerca (con autore), Iperborea, 224 pagg., 15 euro

3 commenti a ““Otto personaggi in cerca (con autore)” – Björn Larsson”

  1. fb_avatar Andrea Corona says:

    Ma caspita! Che recensione! Brillante, divertente, insomma, godibilissima! Letta già 3 volte nel giro di 30 minuti (new record!)

    PS: Quanto alla «copiosa secrezione salivare alla vista di tanta carta inchiostrata» da parte di Carlotta, posso confermare, è tutto vero :D
    PS2 [non nel senso di "PlayStation2"]: Idem per la sua «brama di possesso» :D
    PS3 [non nel senso di "PlayStation3"]: Scusa, Susca, ma in svedese “dröm” non vuol dire sogno?
    PS4 [non nel senso di "PlayStation4"]: Tra i libri editi da Iberborea, da segnalare le sceneggiature dei film di Ingmar Bergman. Slurp! ;-)

  2. Carlotta Susca says:

    http://www.lexicool.com/dizionario-traduzione-svedese.asp
    Per la traduzione dallo svedese…

  3. fb_avatar Andrea Corona says:

    … Per la traduzione dallo svedese, a me risulta sempre che “dröm” significa sogno.
    Ho controllato sia sul mio dizionario cartaceo (ed. A.Vallardi), sia sui dizionari on-line e sia su un libro sui film di Bergman
    (il titolo di un suo film, “Kvinnodröm, è stato infatti tradotto con “Sogni di donna”).
    Forse tu hai digitato “drom” e non “dröm”, per cui ti è stato dato l’equivalente della traduzione della parola “Syndrom”, che contiene la parte “-drom”. Possibile?

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