“Amabili resti” – A. Sebold

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Amabili resti

POCO AMABILI RESTI AL CINEMA, DI QUESTO LIBRO

In genere capita il contrario. Lo si fa capitare. Prima si legge il libro, ci si sofferma sulle pagine, sulle descrizioni, si indugia sulle riflessioni, su una frase, un pensiero. Poi i diritti dell’Autore vengono acquistati da qualche produttore cinematografico e si è pronti a vedere muoversi i personaggi sullo schermo, e si è preparati ad essere delusi, la maggior parte delle volte (anche se non si è mai del tutto pronti, al frequente stravolgimento delle immagini che già si erano formate nella nostra testa di lettori).

Per Amabili resti è avvenuto il contrario: ho comprato, fiduciosa, il biglietto, ho confidato in Peter Jackson, che non aveva deluso con la trasposizione cinematografica del Signore degli anelli (ad eccezione della dimenticanza dei piedi pelosi di Frodo, e della scusabile mancanza di Tom Bombadil), e sono uscita dalla sala, con il consueto stordimento dovuto al riaccendersi delle luci, profondamente contrariata.

Ho dato una seconda possibilità alla storia, decidendo di leggere il voluminoso libro, per scoprire:

-       che i capelli di Susi erano “castano topo”, e non del biondo brillante di Saoirse Ronan;

-       che Ray diventa un interessante universitario, ma che neanche lui sfugge all’anonimato fisico degli adolescenti, dunque, decisamente Reece Ritchie è troppo bello per essere l’innamorato “Moro”;

-       che passano una decina di anni narrativi, nel libro, dalla morte di Susi agli ultimi eventi raccontati, quindi la vista di Lindsey con il pancione non è decisamente preparata dal racconto cinematografico;

-       che Lindsey era la più intelligente e dotata delle sorelle, e non la minore in tutti i sensi;

etc., etc. (la relazione di Abigail con il poliziotto Lenz, solo accennata da Jackson, la complessità di nonna Lynn, ad esempio).

In definitiva, il libro mi ha “catturata” molto più del film, anche se non l’ho trovato eccezionale. Il problema dei best seller, mi sento di diagnosticare, è che sono voluminosi ma da leggere tutto d’un fiato perché narrano molto, ma non raccontano tantissimo. Un giallo al contrario, in cui l’assassino è subito dichiarato ed il lettore può burlarsi dell’incapacità investigativa dei poliziotti, avrebbe potuto dare spunti di riflessione ben più ricchi e meglio costruiti, e poi non è piacevole leggere eventi ripetitivi da circa metà del romanzo. Tuttavia, se qualche Resto Amabile di ricordo volete serbare nella testa, rivolgetevi al libro e non al film.

Carlotta Susca

A. Sebold, Amabili resti, edizioni e/o, 372 pagg., 16,50 euro

2 commenti a ““Amabili resti” – A. Sebold”

  1. Franco says:

    Che delusione il film… il libro, invece, è stato interessante.

  2. Carlotta says:

    neanche tanto, direi. Il film era insalvabile, a mio avviso!

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