“Che fine faranno i libri?” – Francesco M. Cataluccio

Questa mini riflessione lucida e realista di quel che sarà dei libri parte proprio seduta accanto al nemico. Kindle, il “libro” virtuale prodotto da Amazon, è leggero, permette una lettura scorrevole, ha funzioni intelligenti e utili. Quasi quasi, ci piace.

Cataluccio si pone la Domanda fondamentale e cerca di tratteggiare un ipotetico futuro. Tenendo conto delle dovute differenze tra ascoltare musica e leggere un libro (nel primo caso, la fruizione è la stessa; nel secondo, si tratta di cambiare materialmente la natura dell’operazione stessa, adeguandosi alle caratteristiche che il mezzo offre) e considerando che l’avvento di Ipod e simili hanno rivoluzionato il mercato musicale in meno di dieci anni, possiamo ipotizzare che il mercato librario (cartaceo) così come lo conosciamo adesso finirà tra, diciamo, circa settanta-ottanta anni. E poi, cosa sarà?

Sarà un mondo a metà tra libri cartacei e sempre più smart e-book, in cui si scontreranno amanti del vecchio e avventori de lnuovo, con discussioni tra chi elogerà soprattutto la velocità della fruizione e chi ribadirà l’ineguagliabile senzazione che dà l’odore della carta di un buon libro; sarà un mondo con poche grandi catene librarie con tanti articoli in vendita e tante, diversificate e piccole, case editrici, specialistiche e ottimizzate in modo da offrire sempre il miglior best seller (anzi, best downloader); sarà un mondo nel quale il lettore avrà possibilità di scelta di vita e di morte dei libri sin dal principio, perché si potrà acquistare un capitolo alla volta degli scritti, decidendo subito se la storia funziona o meno, creando una specie di selezione naturale del miglior libro. Oppure sarà un mondo nel quale si perderà la capacità di leggere, proprio perché sopraffatti dalla continua offerta di novità, di stimoli interessanti e magari fallaci, di storie su storie che si aprono in mille direzioni linkate diverse da creare un senso di sazietà e contrarietà al libro stesso?

Da libraia neonata, questo mondo così futuro e così contraddittorio, ammetto, mi fa un po’ paura. Penso ai mille pericoli del web, che è uno strumento così vasto da sembrare che può risucchiare tutto al suo interno senza lasciare più niente, intontendo e ubriacando fino a rendere il fruitore indifferente. Penso al fatto che forse si perderà l’abitudine di leggere “cose lunghe”, e temo per tutti i classici e i beneamati mattoni di mille pagine che ho tanto apprezzato. Penso all’ inesperienza di chi spesso lavora su internet e alla scarsa qualità dei prodotti reperibili online in confronto alla saggezza di quelli cartacei. Penso che presto dovrò reinventarmi e che forse appartengo all’ultima generazione di librai. Ma penso soprattutto che la letteratura – e con essi i libri – non si abbatterà certo davanti anche al magma più imponente e tumultuoso del web, così come penso che le parole migliori valgono bene oggi come ieri, ché i classici sono tali perché intramontabili in ogni epoca. Penso che in tutto questo “nuovo” ci saranno sicuramente delle cose che né io, né voi, né Cataluccio, abbiamo ancora immaginato. E mi vengono i brividi. Di gioia.

Lascio pensare anche voi, con l’aiuto di ciò che ho trovato in internet:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/che-fine-faranno-i-libri/39319/

Azzurra Scattarella

Francesco M. Cataluccio, Che fine faranno i libri?, Nottetempo, Marzo 2010, € 6

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