“Considera l’aragosta” – David Foster Wallace

wallaceLeggere Wallace fa venire una gran voglia di essere stati suoi studenti.

Il modo chiaro e colloquiale con cui riesce ad esporre le più svariate questioni suggerisce, oltre alla sua grandezza come scrittore, anche la lucidità del suo pensiero: non significa che Wallace abbia delle Risposte, piuttosto che dia l’impressione di porsi le giuste Domande.

Ogni piccola porzione della società e tutte le forme letterarie con cui la indaga (reportage, recensione, racconto) non sono abbastanza piccole o eterogenee da non contribuire alla comprensione del Tutto (il mondo, noi stessi). Parcellizzare la realtà aiuta a comprenderla perché qualsiasi sfaccettatura è profondamente legata alle altre; l’analisi dello scrittore si spinge sempre più in profondità a rintracciare legami e riecheggiamenti con ironia e leggerezza tali da far passare senza traumi il lettore dagli Oscar del cinema pornografico alla recensione di un dizionario dell’uso della lingua inglese e poi ad un punto di vista sull’11 settembre.

La connessione di ogni aspetto è resa graficamente dal modo in cui Wallace aggiunge note esplicative facendo strabordare le sue riflessioni al margine della pagina, come se ogni parola fosse la finestra su ulteriori approfondimenti e questioni più generali. La comprensione della realtà può partire da una questione qualsiasi e ogni aspetto diventa un link verso ulteriori sfaccettature.

Dopo essersi lasciato trascinare dalla scrittura guizzante, fresca, in grado di far sorridere al momento giusto, il lettore individua anche il tema di fondo di scritti in apparenza così diversi per argomento e forma, e cioè la rappresentazione disincantata della società odierna, tutta marketing e indici d’ascolto. Se la ricerca della Verità è così complessa da apparire irraggiungibile, se viviamo in un un epoca di Post-ismi non è, ci dice DFW, perché realmente tutto si sia complessificato ma solo perché a qualcuno conviene confondere le acque. I governi, i commentatori, gli scrittori non fanno che servire interessi economici (“spartirsi la grande torta verde”) e Wallace riflette ironicamente e si chiede a quale livello di consapevolezza agiscano i vari ingranaggi del sistema.

Scardinando i clichés e rintracciando le vere motivazioni di chi parla si può eliminare gran parte dell’opacità di ogni informazione ma c’è chi semplicemente è ignaro dei meccanismi freddi e calcolatori delle élites: le anziane spettatrici dei servizi giornalistici dell’11 settembre non si chiedono se il giornalista sia volutamente scarmigliato, e Wallace capisce che non sono loro le destinatarie degli attacchi e che invece chi sia in grado di chiederselo possa essere più consapevole di quale America del Nord si sia voluta colpire.

Comprendere i retroscena aiuta ad eliminare le interferenze nella comprensione dei fatti ma la scelta finale è personale. Si prenda l’aragosta: gli organizzatori del festival in cui milioni i crostacei vengono consumati dai turisti del Maine hanno interesse a minimizzare la crudeltà del bollire un animale ancora vivo ma le migliori argomentazioni fisiologiche non possono negare che l’aragosta preferirebbe non essere gettata nell’acqua bollente, se questo non disturbi il consumatore è questione individuale.

Wallace preferirebbe probabilmente non essere considerato un classico perché l’etichetta è in grado di allontanare una gran fetta di lettori così come spaventava i suoi studenti. Classico o no, la sua lettura si consiglia caldamente. Seguire il consiglio, ovviamente, è scelta personale.

Carlotta Susca

D. F. Wallace, Considera l’aragosta, Einaudi, euro 15,50, 382 pp.

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