“Diario di un killer sentimentale” – Luis Sepúlveda

sepulvedaQuesto romanzo breve di Sepúlveda ha tutto ciò che un libro deve avere per essere letto anche dai lettori più pigri: ha una trama accattivante da romanzo noir e uno stile brillante e ironico, ed è, per l’appunto, breve, e questo in genere, quando un lettore pigro deve scegliere il prossimo libro da aprire stancamente, fa la differenza.

Il protagonista è uno spietato killer di professione, dalla parcella a sei zeri, abituato a passare da un “incarico” all’altro senza indugi, senza porsi e porre domande. Si tratta di un diario, e il killer parla quindi in prima persona. In meno di ottanta pagine, racconta gli ultimi sette giorni della sua vita professionale, il suo ultimo “incarico” prima di andare in pensione. Una pensione non voluta, ma imposta da un errore che il killer fa, l’errore che un killer proprio non dovrebbe fare: innamorarsi.

Impegnato in un incarico importante, di quelli da portare a termine in maniera “esemplare”, il nostro protagonista viene all’improvviso piantato in asso dalla sua amatissima donna francese, che gli preferisce un uomo conosciuto in vacanza. Da questo punto in poi, il racconto viaggia su due binari: lusso, alcool, messaggi in codice ed efferatezze varie da una parte; drammi esistenziali, lunghi dialoghi tra il killer e il suo doppio, riflesso nello specchio, sofferenze d’amore dall’altra. Il killer sentimentale è distrutto, umanamente e professionalmente: inizierà a commettere una serie di errori che metteranno in serio pericolo la riuscita dell’ “incarico” e porteranno “l’uomo degli incarichi” a decidere di mandarlo in pensione (non di eliminarlo, che è il metodo di licenziamento più usato nell’ambiente, solo come omaggio ai tanti anni di professionalità ed efficienza). Il killer dovrà però prima portare a termine il suo ultimo compito, e dovrà farlo, questa volta, senza l’appoggio di nessuno, lui, abituato ad arrivare sul luogo del delitto in tutta tranquillità, senza l’affanno della ricerca, e a dover pensare solo al discorso da intraprendere con la vittima prima di mandarla all’altro mondo (le vittime non sono mai persone insignificanti: hanno sempre una certa importanza in società, e per alcuni di loro il nostro killer ha addirittura nutrito sincera stima). Alla fine riuscirà ad arrivare all’appuntamento con la vittima, e qui, il colpo di scena. Che un po’ prevedibile è, se possiamo dirlo, ma non tanto da offuscare del tutto il romanzo, che si fa apprezzare, più che per l’intreccio, per il modo in cui il carattere del protagonista viene tratteggiato per mezzo dei suoi stessi pensieri, per lo stile elegante, per l’ironia degna dei grandi scrittori americani.

Marina Lomunno

Luis Sepúlveda, Diario di un killer sentimentale, Guanda, 80 pagg, euro 9,50

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