Vi è mai capitato di conoscere un autore partendo, inconsapevolmente, dal suo ultimo romanzo? Bè a me sì. Potevo leggere la quarta di copertina, certo, ma non ho voluto saper nulla se non dopo averlo concluso. Vedevo in casa, di tanto in tanto, questo libro dall’enigmatico titolo “Dissipatio H.G.”, una sorta di “testamento” di Guido Morselli, autore incompreso mentr’era in vita (tutte le sue opere sono state rifiutate da vari editori e pubblicate postume da Adelphi) morto suicida nel ’73. Morte non insolita per uno scrittore e proposito del protagonista, un 32enne che ha in comune con l’autore la tendenza a vivere ritirato dalla realtà, riducendo al minimo indispensabile i contatti con l’esterno.
Cinico, ironico, schivo, nichilista, il protagonista, la cui identità non viene specificata con un nome, ma attraverso un’autoaffermazione costante, pressante e delirante, un continuo susseguirsi di “Io”, tenta di annegarsi nella notte del 2 giugno; ma da questo momento in poi (l’Evento) vive un’esistenza sospesa tra il reale, l’assurdo, il paradossale, il trascendente.
L’uomo intesse monologhi e dialoghi con figure evanescenti, non tangibili, di cui avverte la presenza, personaggi che riaffiorano dal passato, pochi eletti cui ha aperto il suo mondo. Le citazioni filosofiche (non sue in realtà) non sempre comprensibili, le frasi in francese, latino, tedesco, le nozioni di psicanalisi, mischiate di tanto in tanto al racconto del suo personale delirio di onnipotenza, infastidiscono, fanno rabbia ma continui a ripeterti: «Devo andare avanti!» E lo fai, lo fai non perché vi siano avventure mozzafiato, ma aneddoti incredibili, folli di quest’uomo che attorno non ha più nessuno (nel senso più fisico dell’espressione) e si crede l’Erede di tutto.
E arrivata alla fine mi son chiesta: «Ma che cavolo ho letto?» E non posso disprezzare questo romanzo (la cui atmosfera mi ricorda “Il giovane Holden”) che mi ha tenuto coi nervi tesi, mi ha fatto pensare al genere umano oggi (37 anni dopo) e in realtà non posso neanche dir di amarlo. Insomma è una di quelle sensazioni miste di amore-odio. Pertanto rimetto a voi, curiosi lettori, l’ardua sentenza.
Susanna Maria de Candia
Guido Morselli, Dissipatio H.G., Adelphi, Milano 2001, pp. 154, 19 €















