“La lunga estate calda del commissario Charitos” – Markaris Petros

commissario charitosGli amanti dei generi thriller e giallo sono così tanto abituati a leggere libri di scrittori americani (seguiti a molte lunghezze da italiani, francesi e, grazie al fenomeno Stieg Larsson, ora anche da svedesi) che in pochi riuscirebbro a immaginare che in Grecia esiste un genio della penna: Petros Markaris.

Classe 1937, è nato a Istanbul ma è praticamente un’icona della letteratura greca contemporanea. Il suo amore per la Grecia, e per Atene in particolare, trasuda in ogni pagina dei suoi lavori attraverso le pungenti critiche di un uomo che desidererebbe il suo paese e i suoi abitanti perfetti e non il mezzo disastro da lui descritto.

Il protagonista dei suoi romanzi è il commissario Kostas Charitos, un personaggio lontano anni luce dagli stereotipi classici: non è divorziato e non ha un figlio che lo odia perché trascurato per il troppo lavoro; la sua famiglia non è stata distrutta da un incidente né è stata vittima di un serial killer che ancora lo tormenta nei suoi incubi; non si abbandona alla bottiglia né alla violenza. È invece felicemente sposato e ha una figlia che lo adora; gira con un vecchio Mirafiori e risolve i casi spremendo le meningi per mettere tutti i tasselli del puzzle al loro posto senza disdegnare l’aiuto della buona sorte; non corre dietro gli assassini né spara loro contro; per rilassarsi sfoglia il dizionario greco Dimitràkos e adora sorseggiare il caffè greco dolcebollito.

Ne La lunga estate del commissario Charitos si dipanano due vicende: il traghetto El Greco che fa da spola tra la Grecia e Creta viene dirottato con a bordo trecento passeggeri tra cui anche la figlia e il futuro genero di Charitos; contemporaneamente ad Atene un serial killer comincia a colpire uccidendo con una Luger tedesca del 1941. Mentre la giustificazione del dirottamento è squisitamente politica – in pratica si chiede l’impunità per i greci che hanno combattuto con i Serbi contro i Bosniaci nella guerra dei Balcani, e ben presto il sequestro viene risolto con un assalto militare alla nave – le motivazioni che spingono il killer a colpire sono il suo desiderio di far sparire gli spot pubblicitari da radio e tv. L’obiettivo così bizzarro del killer (anche se forse rispecchia il desiderio di molti che vedrebbero con gioia una televisione con meno interruzioni pubblicitarie) ci fa intuire come Markaris scrive senza comunque prendersi troppo sul serio e la sottile ironia che permea ogni singola pagina ne è la prova.

Una pecca del romanzo è stata il lasciarsi ingolosire da parte di Markaris dalla volontà di collegare le due vicende cardine che sembrano molto lontane tra loro e che avrebbero dovuto rimanere tali.

Il risultato del romanzo, comunque, è una lettura piacevole e fatta col sorriso sulle labbra. Il tempo attorno a noi si ferma e ci si proietta all’interno del mondo raccontato da Markaris, ora seduti nel Mirafiori al fianco di Charitos a sventolarci per allontanare l’afa opprimente, ora al bar a sorseggiare un caffè dolcebollito.

Un consiglio: la prossima volta che entriamo in libreria non soffermiamoci davanti ai soliti titoli e ai soliti autori. Non leggere un libro di Petros Markaris è come lasciare il proprio migliore amico sul pianerottolo di casa.

Michele Accardo

Markaris Petros (2007), La lunga estate calda del commissario Charitos (titolo originale: Vasikos metochos), pp. 375, Ed. Superpocket B.T. 22°
Prezzo: 5,90 euro ma nei supermercati trovi sempre il 15% di sconto.
Il simbolo ° vicino al numero indica la strana numerazione che ha adottato la casa editrice una volta arrivato al volume 120: dei due
volumi al mese che ora pubblicano, uno prosegue la vecchia numerazione mentre per l’altro si segue una numerazione che è partita di nuovo dal numero 1.

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