“La scopa del sistema” – David Foster Wallace

wallaceUn armadio pieno di Converse nere e un logoro vestito bianco, di origine bisnonnesca: Lenore Bedsman si presenta così, e con un frequente “potrei uccidere per una doccia”.

La sua famiglia disastrata, il suo capo/fidanzato/editore e tutti gli altri strambi personaggi si muovono fra paragrafi spezzettati e una storia da ricostruire, racconti incorniciati dalla storia principale e trovate geniali. C’è Norman Bombardini, che ha deciso di espandersi nell’universo mangiando tutto e anche la gente intorno a sé, c’è LaVache, che ha un rapporto schizofrenico con la propria gamba di legno (nonché nascondiglio di marjuana); e poi incontriamo una azienda di omogeneizzati che vuole produrre cibo “potenziato” per creare bambini dalla parlantina precoce e, eventualmente, pappagalli sentenziosi.

Lo spazio: una città che riproduce il profilo di Jane Mansfield (attrice che scimmiottava Marylin) per la gioia dei piloti che sorvolano la città, e un deserto artificiale (significativamente chiemato DIO, Deserto Incommensurabile dell’Ohio).

E poi la bisnonna Lenore, vecchietta arzilla e wittgensteiniana nonché in misteriosa fuga. Scoprire dove sia non è poi così importante: lo è sicuramente di più seguire i suoi indizi filosofici, la sua raffigurazione di paradossi (un barbiere dalla testa esplosa, perché può radere tutti e solo gli uomini del villaggio che non si radono da sé). Il tutto, ovviamente, nello stile ricercato ma informale, ricco e scoppiettante di David Foster Wallace.

Dimenticavo: la “scopa del sistema” significa… ma no, non ve lo dico, state solo attenti a ritrovare una vecchietta che spazza e vi sarà spiegato.

Se ve lo suggerisco io magari non mi credete, ma ve lo dice anche Bartezzaghi (in prefazione) che il libro è meraviglioso. Leggetelo!

Carlotta Susca

Wallace, D. F., La scopa del sistema, 2008, Einaudi, 553 pagg., euro 19,50

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