“Libertà” – Jonathan Franzen

Dopo la preparazione necessaria, come avevo detto qui, il libro che Obama ha letto in anteprima quest’estate, Libertà di Jonathan Franzen è arrivato nelle mie mani. È difficile scrivere di un libro di cui si è parlato così tanto, ma è anche difficile leggerlo. Il rischio è che resti lì ad attendere che si riveli l’epifania lirica da un momento all’altro, restando così tanto tra il sospeso e il frustrato che essa  può facilmente scapparti  di “pagina”.
Ma dunque, dopo l’iniziale ansia da caccia al tesoro, mi sono rilassata, e l’ho letto per il piacere di leggerlo – già, del resto è per questo che si leggono i libri, e non perché  qualcuno più intellettuale di te ha detto che sono dei capolavori, delle pietre miliari, dei libri fantastici ed imperdibili.
La storia della disastrata, borghese e progressista famiglia Berglund è la storia di ogni famiglia americana, così come te l’aspetti quando l’hai guardata in tv: sono tutti eccezionali e bellissimi e bravissimi e fighissimi. La mamma è una wonderwoman bella e sportiva, il papà è un uomo saggio che si è fatto da sé, poi c’è l’amico di famiglia scopafemmine e alternativo, e il figlio ribelle ma fragile. Leggi di loro e ti accorgi subito che c’è qualcosa che non va, che il meccanismo s’è rotto: sei  entrato nel backstage del telefilm che stavi guardando, e, cazzo, è diventato un film serio su come si vive davvero in America. Cioé: la mamma è depressa, fedrifraga e alcolizzata, il papà è uno sfigato senza amici, il rockettaro è un’infame, il figlio è un bastardo. Il mondo si è rovesciato e la famiglia va allo sfascio, insieme al sogno americano. Sai che novità?
Se la trama non è super originale (c’è il solito triangolo amoroso), ciò che rende superlativo il romanzo è il modo in cui Franzen scandaglia il concetto di libertà, anzi di libero arbitrio – quel concetto così sopravvalutato e dimenticato che non ci si ricorda mai che è quello che ci sputtana la vita, per dirla con parole dei personaggi. Ognuno può fare quello che vuole con la propria esistenza, con i suoi soldi, con il suo cervello e con il suo cuore, a dispetto di tutto il resto. Di tua moglie, di tuo marito, del tuo amante, dei tuoi figli, di ciò che pensa la gente, del pianeta, delle risorse ancora disponibili, del tuo futuro e del tuo presente.
Everything you want, you’ve got it: e se non ce l’hai, hai diritto ad averlo. Questo è, in pratica, il modello americano, e chissenefrega di tutto il resto. Questa la tragica realtà con cui si scontra l’ecologista Walter, che deve riuscire a rendere ambientalista il piano produci-soldi del suo capo; questo il motto di Joey, suo figlio, pronto a diventare un think tank repubblicano, riducendo a brandelli ogni minimo senso della decenza e dell’etica personale; questo è sempre stato il modo di vivere di Katz, il rocker underground che fa del suo essere differente il suo essere cool. Ed anche Patty, l’eterna ragazzina piagnona, fa quello che vuole della sua vita: anche  scegliere l’uomo sbagliato e diventare un’alcolizzata. Fa tutto liberamente.
Libertà è così spaventoso ed epifanico perché rende chiaro quanto la libertà sia uno strumento bellissimo, che richiede una grossa, se non responsabilità, attenzione. Perciò, buona fortuna a tutti e fatene/facciamone buon uso.

Azzurra Scattarella

Jonathan Franzen, Libertà, Einaudi, € 22

Commenta “Libertà” – Jonathan Franzen