La notte del 31 dicembre è sicuramente tra le notti più malinconiche di tutto l’anno, se non la più malinconica in assoluto. Quale giorno migliore, allora, per farla finita? È questo che hanno pensato Maureen, Jess, JJ e Martin (prego notare le iniziali dei loro nomi) quando sono saliti su, all’ultimo piano di quel vecchio palazzo a Londra, chiamato la “casa sei suicidi”. Tutti e quattro erano su quel terrazzo per buttarsi. E lì si sono conosciuti. Romantico no?
I protagonisti di questo romanzo, ognuno con degli ottimi futili motivi per suicidarsi, sul tetto di una casa abbandonata per suicidarsi, si incontrano (sarebbe meglio dire “si scontrano”), iniziano a parlare (o meglio, a litigare) e scendono. Da questo momento si forma una poco credibile gang, come la chiama Jess, che in qualche modo si aiuta, o almeno cerca di aiutarsi, anche semplicemente procrastinando la data di prossimo “incontro” ed eventuale lancio.
Potremmo dire semplicemente che “vanno avanti” o che magari nessuno di loro aveva intenzione di buttarsi, come alcuni iniziano a considerare dopo. O che i quattro sfigati di cui parla Nick Hornby volevano suicidarsi, ma poi hanno scoperto all’ultimo minuto quant’è bella la vita e quanto fossero importanti come persone e quindi hanno ripreso a vivere gioiosamente. – È proprio un fottuto romanzo -, verrebbe da pensare. Spiacenti, non parla di questo. Loro sono degli sfigati e non c’è motivo di pensare che alla fine della storia la vita cambierà di tanto per loro – probabilmente troveranno degli ottimi futili motivi per andare avanti.
Il motivo per cui ho amato Non buttiamoci giù (oltre all’imprescindibile senso dello humour e dell’ironia di Hornby, distillato come chicche lucenti lungo tutto il romanzo, rintracciabile sia nelle situazioni assurde quanto vere, che nei dialoghi realistici o nelle riflessioni personali dei personaggi), si spiega perfettamente con le parole di JJ, quelle che usa quando racconta a qualcuno la sua famosa storia dell’ultimo dell’anno : “(…) e l’assurdo che la parte dei suicidi la capiscono, mentre quella della pizza no. Perché secondo me il suicidio la gente lo capisce; la maggioranza, anche se l’ha nascosto chissadove nel profondo, ricorda un momento della sua vita quando si è chiesta se aveva veramente voglia di svegliarsi il giorno dopo. Voler morire sembra un po’ parte dell’essere vivi.”
E quando sei di nuovo sul tetto, guardi le cose, tentando di capire come girano, oppure no.
Azzurra Scattarella
Nick Hornby, Non Buttiamoci giù, Guanda, 2005, € 15.50
















