Devi solo promettermi che conserverai gli orologi come una cosa importante e preziosa, non tradire né l’uno né l’altro. Quello della fatica quotidiana e quello dei mondi possibili, quello che conta i tuoi passi in terra e quello che misura i tuoi sogni. Quello che scorre e quello che gira. Quello che ti ruba le persone care e quello che te le riporta. Quello che uccide i tuoi nemici e quello che ti fa immaginare in quanti vari modi li uccideresti. Quello che ti fa amare e quello che ti fa amare, capisci la suggestiva ripetizione?
L’ho (e)letto il libro della mia vita. Non credo di aver mai parlato o incontrato Stefano Benni – diamine, me lo ricorderei! – eppure in questo libro c’erano pezzi di me: amici, amori, conoscenti, idee, desideri, sogni.
Ho stretto amicizia con Lupetto (per tutti, poi, Saltatempo). Di lui sì che mi ricordo. Tutto è cominciato con una confidenza: “quand’ero molto piccolo ho visto un Dio.” Fosse l’unica stranezza di questo personaggio! Quel Dio – non vi rivelo in che panni si è presentato – gli regala un orobilogio che gli permetterà di saltare nel tempo, vedere il futuro e, intanto, vivere la sua vita.
Saltatempo cresce, s’innamora, soffre (per amore), legge Poe e l’Odissea, gioca nella squadra del paese, ha relazioni intime da record, ma il suo pensiero, fisso e vero, è per Selene. Ma c’è molto di più di una storia d’amore: c’è l’Italia che si veste di abiti nuovi.
Dal dopoguerra all’autunno caldo e oltre: l’esplosione dei juke-box, la rivoluzione sessuale, le occupazioni studentesche, il contrasto paese-città con conseguente disboscamento. Le creature del bosco inalberate (nel senso letterale del termine!), i brogli elettorali, l’odore del legno, l’ebbrezza della droga, la corrente del ruscello, l’Ombra. Ho respirato e visto tutto ciò. Sono entrata nel mondo dipinto e descritto dall’autore; ho litigato un po’ con i suoi termini prima di abituarmi ad essi. Ho scarpagnato e attraversato prati zuccherati, mangiato schizzozibibbo e salutato lo gnomo Boleto.
E continuo a vedere Saltatempo accanto a me mentre si aziona il suo orobilogio. Non andartene, aspetta! Troppo tardi, non so dov’è, ma sono certa che i nostri destini s’intrecceranno ancora.
Susanna Maria de Candia
Stefano Benni, Saltatempo, Feltrinelli, pp. 265, 7 euro.















