“Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)” – Nicola Lagioia

lagioia Se il grande Tolstoj fosse vissuto ai giorni nostri, se fosse stato un tormentato-eroinomane scrittore contemporaneo, non sarebbe finito così male. I suoi insanabili contrasti psicologici ottocenteschi ben si sarebbero adattati alla novecentesca cultura del paradosso. Ciò che gli sembrava inspiegabile della sua interiorità si sarebbe trasformato in normalità, in “ordine costituito”. E quindi: niente fuga da casa, niente polmonite, niente morte in una stazione ferroviaria. Avrebbe preso tutto molto più alla leggera.

La penna straordinaria di Nicola Lagioia porta davvero il grande romanziere russo nella Roma contemporanea. Il protagonista e voce narrante ha pochi, e instabili, punti di riferimento: un grande amore, Giulia, che però lo molla, sparisce per anni, per poi richiamarlo e annunciare che sta per trasferirsi da lui. E poi, appunto, il vecchio Tolstoj, il suo confidente, saggio e paterno, ma dalle idee un po’ datate: ancora pensa a scrivere il grande romanzo, ancora crede che possano esistere una trama e dei personaggi che “nascono crescono imparano muoiono”, ancora è prigioniero dell’idea di “letteratura come progetto”. Perché “sbarazzarsi di Tolstoj”, spingendolo a tradimento giù dalla finestra, non significa altro che eliminare ogni sovrastruttura teorica attraverso cui ci siamo convinti di poter leggere e interpretare la letteratura: il poeta maledetto in preda agli stupefacenti, il ritorno a un’infanzia al sapore di madeleine proustiana, le millecinquecento pagine di “Guerra e pace”. Per non parlare delle riunioni del giovedì sera al circolo letterario, dove non si sa più di che parlare, e in cui l’osservazione più intelligente riguarda il legame fra la profondità del pensiero di Tolstoj e la sua abilità nel gioco degli scacchi. E “Guerra e pace”? Se lo si abbandonasse sul bagnasciuga in una notte d’estate, il giorno dopo ci si ritroverebbe a tu per tu con il perfetto romanzo filosofico novecentesco: l’acqua del mare laverebbe via tutte le pagine inutili, e rimarrebbero solo le battaglie, slegate da qualsiasi contesto. “Guerra e pace”, appunto: così voluminoso e pesante che lo stesso Tolstoj fatica a prenderlo dallo scaffale su cui è esposto in Feltrinelli, e quindi bestemmia, e va via pensieroso. Il romanzo-filo rosso di questa riflessione metaletteraria, nella quale un po’ tutti possiamo riconoscerci: noi che, affamati di cultura, cerchiamo di cogliere il più possibile dai grandi del passato, quasi affoghiamo in questo mare di parole, e cerchiamo di salvarci cercando una nuova identità, un pensiero solo nostro. Con la consapevolezza che ormai tutto è cambiato: Tolstoj non si può più salvare, e l’innocenza è perduta per sempre.

Marina Lomunno

Nicola Lagioia, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), minimum fax, 114 pagg., euro 11.

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