Prima di comprare di Freedom di Jonathan Franzen in copertina rigida, appena uscito per Einaudi a ben € 22 - libro di cui da tempo leggo recensioni, articoli tipo reminder, segnalazioni e annunci del capolavoro – ho deciso di fare un’aperitivo dell’autore, leggendo prima il suo penultimo libro, Zona disagio. Scelta che si è rivelata saggia perché il libro è anche una sua autobiografia, in pratica. Non che sia una storia cronologicamente e ordinatamente narrata della sua vita, ma piuttosto Zona disagio è un percorso in essa, attraverso varie questioni – la vendita della casa dei suoi genitori, l’apprendimento della lingua tedesca, la sua passione per il bird watching, le meravigliose striscie dei Peanuts - in cui passato e presente spesso si collegano, ampie e profonde digressioni su fenomeni culturali della società americana abbondano, ricordi vanno a braccetto con poesie e altre opere letterarie.
La sua vita da nerd che tenta la redenzione dalla “morte sociale” negli anni dell’infanzia e adolescenza è una parabola abbastanza comica e sgangherata, con sorprese che non ci si aspetta. Franzen è una persona dal carattere mite, cosa che si evince perfettamente dalla sua scrittura, così sapientemente controllata. Inoltre, la sua scrittura è enormemente densa: di informazioni, di entusiasmo, di passione, di contenuti e scoperte. Ad ogni pagina, sai qualcosa in più; dell’autore, direte voi: esatto, ma non solo. Leggendolo, hai imparato qualcosa del Faust, qualcosa su Mutton, imprevedibile figura dell’associazionismo cattolico americano, conosci qualche aneddoto sulla vita di Charles Schulz e scopri che esistono innumerevoli specie di volatili le cui differenze di piume e versi possono estasiare molte persone. Per questo motivo, per l’abbondanza di informazioni, si dice che Franzen sia uno scrittore massimalista. (Ed anche un po’ strambo, convengo).
Passare attraverso tutta questa gamma di emozioni e informazioni è bellissimo ed un tantino estenuante. Posso paragonarlo ad avere una storia d’amore importante e bella. All’inizio, Zona disagio provoca l’innamoramento subitaneo, con spasmi di voglia quando stai per prenderlo in mano e leggerlo e sorrisi di compiacimento ogni volta che ripensi ad alcune sue parti. Più vai avanti, più ti piace e più scopri cose nuove. Ad un certo punto, all’improvviso, dopo la sua metà, ti accorgi che, però, è complicato mandarlo avanti. Non perché il libro ti piaccia di meno o tu sia rimasto deluso da qualcosa che hai letto, no: ma perché, proprio come una storia d’amore che avanza, le cose di cui tenere conto sono tante e tutte importanti e interessanti, e tenere il filo di tutto nel modo giusto è complesso. Questa similitudine mi è venuta in mente per due motivi: il primo è che ho amato questo libro e questo autore, perciò il mio cervello ha associato rapidamente qualcosa relativo alla sfera affettiva; il secondo è che lo stesso Franzen offre un calzantissimo esempio di come possono diventare complicate le cose belle parlando dell’empasse che ha vissuto nel suo matrimonio.
Zona disagio – che è quella zona della memoria, del cuore, in cui ci sono i nostri ricordi, che provocano una strana sensazione, misto di imbarazzo e malinconia, causando un certo senso di disagio – ha alzato ancor più le mie aspettative più circa il futuro capolavoro Franzeniano (coming soon). E se un libro ti fa venire voglia di comprare il successivo dell’autore, giudicate voi se è buono o meno.
Azzurra Scattarella
Jonathan Franzen, Zona disagio, Einaudi, € 9.80
















Personalmente, la scrittura densa di informazioni è quella che preferisco. Non conoscevo Franzen se non di nome, ma questa recensione mi ha intrigato assai! Col risultato che ora voglio saperne di più su questo autore. Sarà che sa essere persuasiva, ma devo dire che mi trovo sempre abbastanza in sintonia con i gusti di Azzurra. Ho comprato più di un libro da lei suggerito e finora non me ne sono mai pentito. Mi sa proprio che anche stavolta finirò col fare un salto in libreria.
Un testo disordinato, discontinuo, disomogeneo che frana nella noia mortale dell’ultimo capitolo “ornitologico”.
Raramente mi è capitato di non riuscire a leggere una pagina intera senza essere sopraffatto dalla sensazione di inconcludente fastidio che emerge da molte pagine di questo libro che, difficilmente, potrei consigliare anche al più antipatico dei miei conoscenti.
Vincenzo
per me è stato esattamente il contrario, io ho amato questo libro per la sua scrittura intima e, sì, discontinua, ma così interessante e comuque fluida. “zona disagio” è come un viaggio tra i ricordi e le passioni dell’autore, e la memoria non va in linea retta, perciò naturalmente il libro si avvita su se stesso, avvolgendosi ed espandendosi in direzioni impreviste e anche lontanissime, ma, a mio parere, coinvolgenti. che dire? il mondo è bello perché è vario ed evidentemente abbiamo due opinioni differenti :)
Azzurra, spero abbia letto “Le Correzioni”. Ritrovo molte cose in “Zona disagio” incluso quell’atteggiamento cinico ma ironico, e soprattutto autoironico, verso la vita che sento tanto mio…..ma “Le Correzioni”…..posso dire che mi ha cambiato la vita. Per me il libro più significativo (e quindi più bello) di sempre. Centellinerò le prossime letture di Franzen, incluso Freedom…..non vorrei divorare tutto subito!
Saluti ;o)