Pagine di Russia, un omaggio alla russkaja dusa in Puglia

Dall’1 al 18 Marzo la città di Bari è stata interessata dal Festival Pagine di Russia, organizzato dalla casa editrice Stilo insieme a Marco Caratozzolo, docente di Lingua e e Letteratura russa dell’Università di Bari.
Oltre alla varietà di spunti e stimoli culturali, un punto a favore del festival è certamente la sua totale gratuità, nonché la location scelta: il Centro Polifunzionale Studenti, molto vicino alla sede dell’Ateneo della città, perciò davvero alla portata di tutti.
Ho fatto due chiacchiere con Marco Caratozzolo, per capire qual è lo spirito generale della manifestazione.
Da cosa è nata l’idea di creare un festival sulla Russia letteraria contemporanea?
Questa idea è nata dalla congiunzione di due fatti. Prima di tutto a Bari l’interesse per la cultura russa è notevole, non solo per la presenza delle spoglie di San Nicola (che è uno dei santi più venerati dagli ortodossi), ma anche per l’importante concentrazione di emigrati russi o russofoni sul nostro territorio. Aprire alla cittadinanza barese una porta sul loro mondo, un mondo controverso e ricco di suggestioni tra le più estreme, deve a mio avviso essere un impegno che va svolto con regolare cadenza. Ed ecco che in questa prospettiva si inserisce il secondo fatto, cioè il grande interesse che la casa editrice Stilo mostra per la cultura russa, con pubblicazioni di taglio scientifico e alto livello, in cui importanti temi letterari e filosofici si avvicendano nel prisma di interpretazioni proposte da studiosi di vario tipo.
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Esiste (e qual è) il collegamento tra la Russia contemporanea e la Puglia contemporanea?
Io credo che se un collegamento c’è, è soprattutto di tipo economico, visto che i russi sono molto interessati ai prodotti dell’agroalimentare pugliese e sono ghiotti di olio e vino, oltre che di conserve e altre prelibatezze pugliesi. Attendiamo con fiducia la fine delle sanzioni europee alla Russia, che attualmente non in virtù di esse non può importare i prodotti alimentari italiani. Per il resto oggi Mosca e Bari sembrano città che vivono di ritmi diversi, hanno storie diverse, ma conservano sempre quell’interesse per la tradizione (e per il rinnovamento di essa) che non si perde nemmeno nella frenesia della vita contemporanea.

C’è un’immagine unica che viene dalle collettive espressioni sulla russkaja düsa?
Sì: è quella di rottura con il passato. La Russia ha da sempre una storia caratterizzata da nette discontinuità con il passato: il medioevo, poi la modernità da Pietro ad Alessandro, poi di nuovo una chiusura nel periodo del Novecento sovietico, e ora nuovamente un grande movimento verso le tendenze occidentali, che la Russia però non subisce solamente, ma può rielaborare e trasformare in elementi di traino culturale. Lo vediamo nelle forme di teatro itinerante, nei versi delle “generazioni post post”, nel cinema e nella letteratura. In questo momento storico la Russia si pone all’avanguardia nel campo della cultura, ed essa non può mai essere svincolata dalla spiritualità, da quel folclore quotidiano, quella grande tendenza alla sofferenza, alla passione, alla verità, all’infinito che ci affascina perché ammantata di mistero. L’anima russa non è scomparsa nella cultura contemporanea e il nostro festival è qui per dimostrarlo.

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Le altre realtà associative e private che si sono raccolte attorno al festival sono venute da sole o le avete cercate voi?
Le abbiamo cercate noi perché siamo partiti a fari spenti, cercando di coinvolgere il più possibile altre realtà ma senza dimenticare il nostro obiettivo, che è quello di fare luce su dei fenomeni. Ora che siamo alla terza edizione, la stampa però si sta accorgendo dell’importanza del festival. Mi piace pensare che questo sia un festival a cui hanno preso parte le persone che veramente ci possono dire qualcosa sulla Russia di oggi. Cosa vedo a Mosca se ci vado oggi? Cosa pensano i russi se li incontro oggi? Cosa scrivono i russi se compro i loro libri oggi? Abbiamo chiamato le persone che vivono in Russia lunghi periodi, che amano la Russia e per questo sanno anche criticarla: si tratta di studiosi giovani ma di prim’ordine, che si sono inseriti nella nostra realtà con sapienza, simpatia, senso critico, guardando il pubblico non dall’alto, ma pensando e riflettendo con la gente.

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