Più Libri, più Liberi 2016: Roma caput libri!

La settimana scorsa, da mercoledì 7 dicembre fino a domenica 11, Roma è stata la capitale dell’editoria indipendente. Al motto di Sono tutte storie, la fiera Più libri più liberi ha tappezzato il quartiere dell’EUR di locandine colorate per ricordarci ancora una volta che la conoscenza è la chiave per la libertà, soprattutto in tempi bui. Questa festa prenatalizia dell’editoria, infatti, è aperta a tutti e a costi più che contenuti: fra gli innumerevoli stand ci sono giovani armati di buste da riempire di libri, famiglie, scolaresche urlanti ed entusiaste, addetti ai lavori, persone di tutte le età; si chiacchiera, ci si incontra, si chiedono e ricevono consigli dagli editori, si scoprono titoli di cui ci si innamora all’istante. Non mancano però presentazioni, incontri con gli autori, conferenze e il tempo per riflettere su libri, lettori e case editrici.

Ad affollare due larghissimi piani del Palazzo dei Congressi sono più di 400 espositori quasi tutti italiani, provenienti da ogni angolo della penisola: case editrici neonate e con all’attivo ancora pochi titoli, così come realtà editoriali più note, tutte accomunate dall’essere indipendenti e fuori dai meccanismi del mercato dei grandi numeri, quello dei gruppi come Mondadori-Rizzoli, Mauri Spagnol o Feltrinelli.
Ma cosa distingue in particolare l’editoria indipendente? Durante uno degli incontri più importanti della fiera si chiacchiera proprio di questo, assieme naturalmente a dati di vendita, generi, narrativa italiana e straniera, librai e prezzi di copertina; la discussione è interessantissima e ricca di spunti di riflessione, e si rivela una fondamentale chiave di lettura per la fiera stessa.

Il dibattito parte dalla presentazione del rapporto Nielsen, società di servizi statistici: nel 2016 il mercato librario appare in crescita dello 0,2%, un dato che viene definito incoraggiante ma non rivoluzionario. Il fatto che i numeri non scendano sotto lo zero è in gran parte merito, secondo il rapporto Nielsen, proprio dell’editoria medio-piccola, quella indipendente. La parola allora passa ai diretti interessati.

Isabella Ferretti, fondatrice di 66thand2nd, che si occupa principalmente di narrativa straniera, conferma il dato positivo e parla di “librai illuminati che hanno destinato spazi non ghettizzanti” agli editori indipendenti, riconoscendone passione e qualità. Un cambio di mentalità che è ancora all’inizio, ma si prospetta promettente.

È dello stesso avviso Alberto Ibba, NN Editore, casa nata solo nel 2015 ma che quest’anno ha riscosso un successo enorme grazie al fenomeno Kent Haruf, autore di un’apprezzatissima trilogia. «Siamo partiti con 600 copie, ora siamo a quota 65000» racconta orgoglioso. Una sfida possibile grazie ai librai indipendenti e di catena, all’attenzione della stampa, degli altri media e di tutti gli anelli della filiera editoriale.

«I lettori più maturi e sofisticati cercano un certo tipo di qualità, e sanno di poterlo trovare nella piccola e media editoria» afferma poi Antonio Monaco, fondatore delle Edizioni Sonda. «Però molti colleghi non riescono a spiccare il volo» avverte.

A frenare gli entusiasmi contribuisce anche il vicepresidente di Giunti, Bruno Mari, che fa notare come la crescita del fatturato nel 2016 sia dovuto all’aumento del prezzo di copertina. In effetti le copie vendute sono diminuite rispetto al 2015; per bilanciare una possibile perdita, quindi, il prezzo di copertina è aumentato in molti casi, soprattutto se si parla di grandi editori. In sostanza, conclude Mari, «il mercato non cresce, si modifica.»

Per quanto riguarda i generi più venduti, invece, in testa alla classifica troviamo gli intramontabili thriller e noir; altro genere che spopola sugli scaffali dei lettori è quello della narrativa per ragazzi, un settore che per molti è ingiustamente sottovalutato.

Oltre allo spazio per la riflessione, però, non manca quello per il divertimento. In Sala Rubino il pomeriggio si tinge di bianco e nero con Sagoma Editore e l’atmosfera degli horror anni ’30: l’argomento del giorno è infatti Frankenstein Junior: memorie dal set e altre quisquilie, ultimo libro del regista Mel Brooks che si legge come “il copione di un suo film, divertentissimo e surreale”, garantisce l’editore Carlo Amatetti.
In sala si ride con l’attore Giampiero Ingrassia che legge stralci del libro, e vengono raccontati aneddoti sulla vita di Brooks e di Gene Wilder, lo straordinario attore che prestò il volto al dottor Frankenstein dell’esilarante parodia. Per finire, il critico cinematografico Alberto Crespi spiega quelle che per lui sono le ragioni del successo italiano di Frankenstein Junior, fra cui la buffa ambientazione pseudo-tedesca e un curatissimo doppiaggio a volte più esilarante dell’originale inglese. Il titolo stesso, che in originale è Young Frankenstein, ovvero “Il giovane Frankenstein”, sortisce un effetto molto più comico nella traduzione scelta per il mercato italiano, Frankenstein Junior.

Fuori dalle sale-conferenze, intanto, la festa continua: il Palazzo dei Congressi si riempie come un uovo e le buste dei visitatori subiscono la stessa sorte. «Ma chi ve lo fa fare?» è la domanda che molti pongono agli editori che fanno dell’indipendenza la propria bandiera. Forse nei sorrisi dei visitatori, nell’entusiasmo di una ragazzina che chiede all’editore Polillo di consigliarle un “giallo romantico”, nella convinzione che più si legge più si è liberi c’è la risposta a questa domanda insidiosa.
D’altro canto, sono tutte storie.

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