Adoro leggere fantasy, ma spesso mi è capitato di esitare davanti alla mole considerevole di alcuni romanzi. Quando ho avuto tra le mani L’Occhio del Mondo, primo volume della saga La Ruota del Tempo, ho sfogliato dubbiosa le 735 pagine scritte fitte fitte, a lungo. Poi una frase ha catturato la mia attenzione : “Il vento si alzò nelle montagne di nebbia. Il vento non era l’inizio. Non c’è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio.”
È stata una folgorazione. In quelle due righe, così brevi eppure dense, sembrava nascondersi un intero universo. Così, superato l’ostacolo delle dimensioni, ho comprato il libro e iniziato la lettura.
Ci sono decine di scrittori di fantasy oggettivamente più commerciali e immediati di Jordan, eppure questo romanzo trascina il lettore attraverso un mondo misterioso dalla prima all’ultima pagina, quasi obbligandolo, senza nemmeno riprendere fiato, a passare al volume successivo.
Nonostante le critiche (“clone” di Tolkien, capitoli superflui, migliaia e migliaia di pagine – ben 12 volumi! – per scoprire come la storia va a finire), Jordan non risulta mai noioso: scrive bene, è scorrevole e mai scontato (meno positivo il parere sull’edizione italiana, ma la qualità dell’Autore è indubbia). Al di là della semplicità della trama, infatti, che narra di un ragazzo e dei suoi amici che si trovano, loro malgrado, coinvolti nell’eterna lotta tra Bene e Male, questo ciclo è tutt’altro che banale. Assomiglia, sì, a tante altre storie fantasy (tutte le scritture c.d. “di genere” hanno topoi quasi obbligati da rispettare), però il modo in cui Jordan racconta la sua storia la rende indiscutibilmente unica. Dalla sua penna nascono personaggi memorabili (per inciso, il mio preferito è Matt), vivi e fragili, umani, prima che eroi, i quali maturano e crescono dopo ogni prova, amano e odiano, conquistano nuovi poteri e cedono a vecchie debolezze. Il tutto, muovendosi all’interno di un mondo che l’Autore ricostruisce con precisione maniacale, dotandolo di proprie leggi e religioni, di popoli, città e culture che sorprendono per la verosimiglianza con cui vengono descritti.
Ma, in fondo, lo stesso Jordan lo aveva detto fin dall’inizio: la Ruota del Tempo non smette mai di girare.
Molly Greenhouse (Monica Serra)
Robert Jordan, La ruota del tempo, Fanucci, 2006, € 14,90

















Molly, io non ho letto Jordan, ma da mesi i miei amici mi chiedono con insistenza una recensione di un libro del loro beniamino! Sappi che, con questa recensione, hai guadagnato la loro stima più sincera e tutta la loro fiducia (sono amanti del fantasy, ma Tolkien e Jordan sono i loro preferiti in assoluto!).
Ad ogni modo, ti faccio i miei complimenti. Pur non avendo letto Jordan (e non essendo un’amante sfegatata del fantasy), si può dire che conosca la grandezza di questo autore attraverso le disquisizioni del mio ragazzo e degli amici. Per cui ti dico: bravissima, sei riuscita in poche parole ad inquadrare la grande abilità stilistica di Robert Jordan, dando modo ai profani di interessarsi a “La ruota del tempo”.
A presto (e scusa il commento lunghissimo)!
:)
Grazie! Mi auguro di riuscire a “catturare” al fantasy il maggior numero di lettori possibile. E’ un mondo troppo interessante, anche per chi ama altri generi. Ovviamente, non tutti gli autori sono al livello di Tolkien o Jordan oppure Martin. Ma quelli validi sono davvero tanti! Spero di mantenere l’attenzione con la prossima recensione!! ^_^
é vero Monica, davvero complimenti! Obiettiva e incisiva al tempo stesso, nonostante la mole considerevole del libro!
Bella recensione per il primo libro della serie. Questo libro, a mio modesto parere, è un MUST del Fantasy con la F maiuscola.
Io sono uno di quelli che è contro le critiche che vengono mosse a Jordan per la lunghezza dei libri, o per la somiglianza (ma dove?…) con Tolkien.
Più pagine, se son pagine di qualità – e con Jordan,credetemi, andate sul sicuro -, vuol dire conoscere meglio il mondo, i personaggi, la politica dell’universo de “La Ruota del Tempo”. Capirne le sfumature, le mille sottotrame, gli intrecci. Non sono certo pagine in più statene certi.
Per la somiglianza con Tolkien, non saprei che dire. Sono basito. Non sono affatto somiglianti, anzi!
Il Tolkien c’è il tema della perdita, contrapposto alla classica cerca dei poemi epici cavallerreschi, c’è la consapevolezza che il mondo (quello reale) sta andando verso alla sua autodistruzione, ecc. (non fatemi fare un mini saggio su Tolkien, please XD).
Con Jordan non ha proprio niente di che spartire.
Beh, grazie per aver menzionato Jordan tra le vostre pagine e… attendo la recensione degli altri libri della saga. Ciauz!
Non sono del tutto d’accordo. Ho letto i primi 4 volumi anni fa, quando ero un vorace lettore del genere. L’ho trovato estremamente verboso, ripetitivo, pedante e inconcludente. Il lavoro è penalizzato forse da una traduzione a dir poco SCANDALOSA, piena di orrori – false friends tradotte alla lettera, per citarne uno che mi ha lasciato il segno ‘to work’ (funzionare, essere efficace) tradotto come ‘lavorare’ (‘L’incantesimo di guarigione non ha lavorato come mi aspettavo’). Tuttavia, rimango della mia opinione: un autore innamorato delle sue parole e delle frasi ad effetto. Ma per funzionare devono essere fulmini a ciel sereno e non tormentoni zeligiani.
Io credo che per dare un giudizio a questa opera bisognerebbe leggere l’intera saga.
Jordan è un maestro dell’intreccio, mai scontato e sempre interessante.
Per poter capire appieno questa intricata opera bisogna fare molta attenzione ai dettagli, Jordan non lascia mai nulla al caso, vedere come il mondo evolve: a ogni ciclo della ruota le epoche si ripetono e Jordan ne descrive con maestria il cambiamento.
Ogni parola viene messa al momento giusto non (come molti possono pensare) per creare frasi ad effetto, ma chi ha letto l’opera in modo attivo e con interesse capisce bene quanto di profondo e intricato ci sia dietro questo capolavoro della letteratura fantasy.