“L’apprendista assassino” – Robin Hobb

“C’era una volta il Regno dei Sei Ducati.”

Potrebbe iniziare così, come le fiabe che ci raccontava la nonna, questo Apprendista assassino, primo libro della Trilogia dei Lungavista.

Si apre la prima pagina ed è come sentire la voce dell’Autrice che, garbatamente, ci prende per mano e ci guida attraverso un mondo fatto di principi, pirati, misteriosi vassalli, su cui la magia soffia lieve come una brezza, sottile e inquietante.

Sognare, immedesimarsi, gioire e soffrire: non se ne può fare a meno in questo romanzo, che narra la storia di Fitz, bastardo di stirpe reale, cucciolo tra i cuccioli (importantissimo il ruolo degli animali e l’espressione del loro amore incondizionato), allevato per diventare uno spietato sicario al soldo del re.

E’ un fantasy anomalo, che si distacca dai canoni e dai cliché del genere: la dimensione che si respira in questo libro è a misura d’uomo, niente eroi, niente epiche lotte tra Bene e Male, l’elemento magico appena accennato. Come suo solito, l’Autrice opera una eccellente caratterizzazione dei personaggi (Umbra, il Matto, Occhi di Notte… come dimenticarli?). Il lettore si lascia travolgere facilmente da una trama ben congegnata e si perde tra le pagine del romanzo, mentre l’Io narrante lo conduce col fiato sospeso a un finale quasi perfetto.

Personalmente ho un debole per la seconda saga che la Hobb ambienta nel Regno dei Sei Ducati, quella dedicata ai Mercanti di Borgomago, ma se dovessi suggerire una lettura per avvicinarsi a questa scrittrice non avrei dubbi su L’apprendista assassino.

Il libro è scritto (e tradotto, il che non guasta) in modo egregio e non risulta mai banale e scontato. Ho trovato molto originale e inconsueta in un fantasy la narrazione in prima persona, che dà modo al lettore di sentirsi ancor più vicino al protagonista e di vivere assieme a lui il lungo e faticoso apprendistato,  intrigante viaggio nei recessi della coscienza e dell’animo di Fitz, che da ragazzo diventa uomo, pagina dopo pagina. Lo stile pulito e coinvolgente impreziosisce il romanzo e rende assolutamente credibile lo svolgersi degli eventi, nonostante la presenza della magia, che è dosata in modo tale da non stravolgere la verosimiglianza della storia.

L’unico rammarico sarà, una volta arrivati alla fine del libro, sapere che si sta voltando l’ultima pagina. Ma non preoccupatevi. Basterà aprire L’assassino di corte (il secondo volume della saga) e ricominciare a leggere: Fitz ha ancora moltissimo da raccontare.

Molly Greenhouse (Monica Serra)

Robin Hobb, L’apprendista assassino (I volume del ciclo I Lungavista), Fanucci Editore, €  17

Un commento a ““L’apprendista assassino” – Robin Hobb”

  1. Lelio says:

    Struggente. Anche troppo…

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