Non amo particolarmente i gialli, ma sono sempre stata disposta a ricredermi (su quasi tutto). Se Montalbano ha finora monopolizzato il settore di mercato etichettato come “investigativo” e “siciliano”, direi che il commissario Martino può reclamare di diritto una nicchia. Anche se il protagonista è tornato nella sua isola per poco tempo e per sostituire un collega, quella che porta avanti è decisamente una indagine siciliana, e ben costruita. Si apprezza la cura per i particolari (il gatto Fredastaire), l’inserto garbatamente comico (la mania shakespeariana del brigadiere Di Blasi, e la sua inesatta esperienza sovrannaturale), e di sicuro non delude la soluzione del doppio assassinio, le cui indagini sono complicate dal lontano omicidio di un frate, con modalità simili.
Martino è un personaggio costruito bene al punto da essere subito simpatico e familiare, le conversazioni sono molto realistiche e accompagnate dai commenti (solo pensati) che tutti noi avremmo potuto fare, soprattutto se costretti ad interrogare una loquace pettegola come la segretaria Mallizza; inoltre – e non guasta – i titoli dei capitoli sono simpatici e autoironci. Che il diavolo sia tornato o meno, è un piacere perdersi nelle ricerche del Comissario che cerca di raccapezzarsi in questa indagine.
Carlotta Susca
Giovanni Merenda, Il ritorno del diavolo, Scrittura & Scritture, 128 pagg., 11,50 euro














