Intervista a Barbara Raponi Giorgini

di Angela Liuzzi

Oggi diamo il benvenuto nel nostro salotto letterario virtuale alla scrittrice Barbara Raponi Giorgini, all’esordio con il romanzo Perché scomodare l’universo? (recensito qui), che, ammetto, mi ha davvero affascinata. Colgo, quindi, l’occasione per porre qualche domanda alla scrittrice, utile per conoscerla meglio e per scoprire qualcosa di più sul romanzo.

Innanzitutto vorrei chiederle a bruciapelo: come nasce l’idea di scrivere un romanzo così complesso e profondo? C’è stato qualcosa che l’ha ispirata all’improvviso, o la decisione di scrivere le frullava in testa da tempo?

Mi sono sempre dilettata a scrivere, soprattutto da ragazzina, convinta che un giorno, prima o poi, avrei pubblicato un romanzo. Poi la mia vita ha scelto altre strade e alla scrittura creativa non ci ho più pensato, fino  alla soglia dei 40 anni, quando, sollecitata da una persona che stimo moltissimo, ho sentito che dovevo assolutamente riprendere in mano il mio sogno.

Mi sono messa davanti al computer, come se fosse la cosa giusta da fare, nonostante gli impegni di lavoro e di famiglia mi richiamassero costantemente al dovere, e ho lasciato che le mie dita si muovessero libere sulla tastiera assecondando il mio bisogno di lasciarmi andare, dando vita, finalmente, ai personaggi che  mi vivevano dentro e che da molto volevano uscire fuori. Non avevo la pretesa di scrivere un romanzo complesso e profondo, sentivo solo che  era giunta l’ora di seguire una mia inclinazione.  Comunque a  me piace parlare del mio libro più da lettrice che da scrittrice, perché solo leggendolo mi si sono chiarite molte cose e ho ricevuto le  risposte che da sempre cercavo proprio dentro i libri.

Quanto conta, per lei, la lettura assidua dei libri per scrivere nel migliore dei modi? Quali sono i suoi libri “guida”?

Questa è una bella domanda alla quale ho difficoltà a rispondere, perché sinceramente nella mia esperienza di persona che ama leggere e scrivere mi rifiuto di capire quando smetto di essere lettrice per passare al ruolo di scrittrice e viceversa. Nella mia vita queste due passioni comunicano attraverso un travaso reciproco di emozioni che ricevo ora dall’una ora dall’altra, nel senso che  più leggo e più sono stimolata a scrivere e più scrivo e più apprezzo la lettura. Quando scrivo non mi ispiro mai ad un genere o ad uno scrittore in particolare e, se l’ho fatto, l’ho fatto inconsapevolmente. L’imitazione non mi riesce, preferisco esprime la mia creatività e originalità, almeno quando scrivo! Certo anch’io amo alcuni libri: Madame Bovary di Flaubert, le affinità elettive di Goethe, ma anche i libri di Baricco, i racconti di Hemigway e di Carver, autore, quest’ultimo, che ho iniziato ad apprezzare solo di recente. Però in generale non mi sento di affermare che  leggere e scrivere sono due attività interdipendenti ai fini della qualità della scrittura, tanto è vero che non è detto che un assiduo lettore possa diventare un bravo scrittore, così come non è detto che uno scrittore sia anche  un bravo lettore. Vero è che la lettura consente a chiunque, in maniera molto democratica, di arricchirsi culturalmente e spiritualmente contribuendo al miglioramento della qualità della vita in generale, ma non necessariamente della qualità della scrittura. La bella scrittura, per come la intendo io, è una sorta di spurgo dell’anima dell’autore, dove la narrazione ad un certo punto diventa scevra da regole e da schemi  predefiniti e punta dritta alle emozioni; la chiamano scrittura onesta, autentica ed è quella capace di esprime la libertà dell’anima e del pensiero.

Nella sua opera fa spesso riferimento, grazie al personaggio centrale del professore, a tecniche davvero interessanti che servono per conoscere sé stessi e la propria reale natura. A tal proposito, sul suo sito ho letto che ha frequentato corsi di tecnologie di rendimento psicofisico:  quanto di queste tecniche c’è nel libro?

Ho appreso della legge dell’Universo (cosiddetta legge di attrazione) da alcune recenti letture sul pensiero positivo e mi sono accorta che essa corrispondeva alla mia personale visione della vita; una visione che ho sviluppato nel tempo, non solo grazie all’esperienza fatta moltissimi anni fa partecipando a dei corsi di tecnologie di rendimento psico-fisico, ma soprattutto  grazie a delle constatazioni del tutto casuali.

Mi sono sempre sentita responsabile delle mie azioni, delle mie parole e anche dei miei pensieri e da sempre convivo con la sensazione che ciò che mi accade dipende anche da me. Ciò che ho dovuto imparare è stato come modificare l’atteggiamento mentale; scoprire che a fronte di alcune condizioni immutabili, la reazione personale è l’unico fattore su cui è possibile lavorare per modificare una situazione, mi ha dato la forza e l’entusiasmo per impegnarmi nella realizzazione di alcuni obiettivi.

Alcune delle tecniche che cito nel  del mio libro le avrò sicuramente apprese dai corsi frequentati, anche se ho dei ricordi molto sbiaditi, certo è che la maggior parte degli stratagemmi usati dal “mio” professore  e soprattutto le parole da lui usate per “smuovere” le anime in volo, sono frutto della mia immaginazione e delle mie personalizzate strategie comunemente individuate per governare la mente e per gestire le emozioni. Comunque oltre all’esperienza in associazione ho conosciuto  altre “discipline”, proprio per il gusto di sperimentare e di mettermi in gioco, ma non sono mai riuscita a seguire tutto alla lettera, ho sempre modellato su di me le nuove conoscenze adattandole alla situazione che vivevo al momento. La rigidità non mi è mai piaciuta,  io penso che ognuno ha i suoi modi e i suoi tempi per apprendere e una certa flessibilità in un percorso di sviluppo personale è a mio avviso essenziale, soprattutto  per non incorrere in certi rischi.

Nel romanzo si affrontano alcuni temi che possono sembrare sui generis. Dagli extraterrestri (ossessione della pazzerella Sara), al difficile recupero della spiritualità da parte di padre Alfonso, alle teorie sull’Universo, all’anima gemella. Lei ha avuto la grande capacità di condensare tutto nello stesso libro senza che risultasse un insieme disorganico: come c’è riuscita? Forse che tutti questi temi (apparentemente distanti) sono, in qualche modo, connessi fra loro?

La legge del “Tutt’uno” rappresenta un po’ la mia fede; credo che  noi tutti facciamo parte di un unico sistema  dove eventi, cose e persone sono in qualche modo collegate fra loro,  e che tutto ciò che immettiamo sotto forma di azioni, pensieri, parole, vibrazioni ci viene  in qualche modo restituito, sia pure in forme diverse. Questo modo di vedere le cose può essere applicato in qualsiasi campo a cominciare dalle  relazioni interpersonali; sentirsi parte di un tutt’uno sviluppa la capacità di sentire e di comprendere le informazioni che ci riguardano allargando la nostra visuale.

Vero è che nel nostro intento di ricerca abbiamo sempre bisogno di credere in qualcosa, sia che stiamo cercando la verità, l’anima gemella, sia che stiamo inseguendo la felicità o determinate risposte; e allora va bene credere in Dio, credere nell’amore, nella teorie dell’Universo, negli extraterrestri o  semplicemente nel nulla. In questo senso tante teorie diverse possono convivere armonicamente, addirittura  integrarsi fra di loro, perché rappresentano “mezzi” diversi per percorrere la stessa via: quella dell’auto-conoscenza. Anche nel campo medico, oggi, non si parla più di medicina alternativa per distinguerla da quella ufficiale, ma di medicine integrative a sottolineare che tutto ciò che concorre al benessere deve essere riconosciuto. Il conflitto nasce quando si ragiona con la mente separata, quando si pensa che una cosa escluda l’altra e non si ha l’umiltà di accettare sé stessi e gli altri; quando si giudica invece di osservare, quando si critica invece di comprendere. Dalla domanda che mi ha posto mi arriva la conferma che forse con questo romanzo sia riuscita ad esprimere questa possibilità del “Tutt’uno”. Insomma, ci tenevo che il mio messaggio arrivasse.

Infine, devo porle una domanda che forse servirà, almeno in questo caso, a smentire quello che è ormai un cliché: la convinzione che romanziere e protagonista siano (spesso involontariamente) la stessa persona. Quanto c’è di lei in Giulia, protagonista del romanzo?

Innanzitutto grazie per questa domanda che ogni volta mi aspetto e alla quale mi piace rispondere. Forse è grazie al personaggio di  Giulia che sono riuscita, non tanto a conoscermi più a fondo, ma sicuramente ad apprezzare alcune mie qualità come la capacità di amare intensamente e il coraggio e l’onestà dei sentimenti e poi il fatto di vivere in maniera  amplificata le emozioni. Anch’io come lei dietro i miei modi sempre molto pacati nascondo un’anima vulcanica e passionale che opportunamente viene fuori. A dirla tutta, però, penso che ogni personaggio del libro abbia interpretato un mio stato d’animo, anche se il personaggio  in cui spesso mi sono immedesimata  è il professore per la sua capacità di entrare in sintonia con le persone nel disperato tentativo di farle … volare!

Salutiamo la scrittrice, augurandole che il suo romanzo goda del successo che merita.

Qui il sito della scrittrice, per chi volesse conoscerla meglio.

3 commenti a “Intervista a Barbara Raponi Giorgini”

  1. Antonella M. says:

    … che belle parole. Questo romanzo m’ incuriosisce!

  2. Franco says:

    In genere non leggo romanzi di questo tipo, ma ha incuriosito anche me. Be’, mai dire mai!

  3. Angela says:

    Sì sì, “Perché scomodare l’universo?” è un libro per tutti…

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