Intervista a Fabio Baldassarri

di Carlotta Susca

Oggi Temperamente ospita Fabio Baldassarri, alla sua opera narrativa  d’esordio ma allenato alla scrittura: è stato corrispondente per l’Unità e si è occupato di alcuni saggi. Approfittiamo della sua presenza virtuale per fargli qualche domanda su L’albero del pepe rosa.

Ho visto che tu stesso definisci “rapida” la storia de L’albero del pepe rosa: in effetti talvolta si ha l’impressione che il narratore riassuma in poche frasi ampi archi temporali. La rapidità è una delle qualità che Calvino ritiene importanti; ma non hai corso  il rischio di  non approfondire qualcosa?

Non lo escludo. Ma ho scelto di fare così un po’ perché ho l’età in cui il rischio maggiore che si corre è quello di risultare prolissi o, per meglio dire, rompicoglioni.  Un  po’ perché la mia narrazione vuole avere l’andamento di una fiaba e, in Toscana, “la fiaba dello stento che dura tanto tempo” si racconta solo ai bambini per farli addormentare. Più seriamente: ho cercato di evitare un taglio particolarmente intimistico (con il quale oggi spesso si gonfiano, con tante parole, storielle insignificanti) perché  i miei personaggi si muovono su uno  fondo di per sè espressivo, la storia vera. Se poi ci sono riuscito è un altro paio di maniche.

Il tuo romanzo copre un arco temporale che va dall’alluvione di Firenze agli anni ’80, funestati dall’eroina. Credi che sia stato un periodo particolarmente significativo? Come mai hai disegnato la storia all’interno di questi confini?

Perché sono davvero anni particolarmente significativi, e tuttavia piegati più all’interpretazione che certe volte ne dà la politica che alla rappresentazione di ciò che effettivamente furono, soprattutto tra la gente comune.  In più, questi anni sono stati centrali nella mia personale esperienza di vita e, come sai, anche quando la storia che si racconta è completamente inventata, parli sempre di te stesso. Un famoso psicologo disse (e pensa: a proposito di un fantasy), “Sembra uno di quei sogni attraverso i quali riesco a decifrare meglio il paziente che ho davanti”. Sai cosa mi viene in mente adesso? La mia potrebbe essere una storia come Porci con le ali. Solo che è scritta diversi decenni dopo gli avvenimenti e da uno che, pur avendo  vissuto quegli anni  alla stessa età degli autori, non è più giovane come lo furono loro quando scrissero il  libro.

Il linguaggio nel testo è sempre molto accurato e le descrizioni molto puntuali (citi anche l’esattezza di Calvino). Tuttavia, non credi che la limitazione delle espressioni gergali, anche nelle lettere, potrebbe essere andata a scapito dell’effetto mimetico?

Di sicuro non è stato uno sbaglio. Ciò che ho scritto, e il modo in cui l’ho scritto, è intenzionale. Ho impiegato molto tempo per arrivare alla stesura finale. E una delle tante regole che mi sono imposto è la sobrietà nell’uso delle espressioni gergali. Si deve anche capire che io sono toscano e non mi è propria una lingua molto diversa da quella cosiddetta “ufficiale”. Per spiegarmi meglio, ti invito a pensare a Camilleri e a quanto risulta sobrio il suo siciliano letterario sebbene sostanziale alle storie che narra. Se Camilleri scrivesse in siciliano stretto sono certo che farebbe cose bellissime, ma raggiungerebbe lo stesso numero di lettori? E poi, secondo me, certe espressioni gergali arricchiscono la lingua solo se usate con parsimonia (cioè dopo aver pensato a come possono entrare in sintonia col resto).

Alla fine del testo fa la comparsa una curiosa sezione “backstage”. Ti è sembrato necessario spiegare il testo al di fuori della storia? Non credi che un libro debba comunicare tutto ciò che gli è possibile solo dalla prima all’ultima parola?

Ti rispondo  con ciò che ha scritto una giornalista de Il Tirreno, Francesca Lenzi, il 9 u.s. “Scelta davvero insolita, nell’ambito letterario, il backstage, ovvero il dietro le quinte. Si capisce subito che non è solo un’occasione di chiarimento che Fabio Baldassarri offre al lettore, ma una porzione integrante dell’opera. Ripartito secondo sezioni che rifanno a criteri cinematografici (location, genere, colonna sonora, montaggio e produzione) questo backstage svela il tipo di approccio che l’autore ha nei confronti dei meccanismi di costruzione del romanzo. L’autore, cioè, si prende la libertà di spiegare come si può, ancor oggi, scrivere e pubblicare un romanzo”. E la Lenzi ritiene che questo questo sia  ”…  un di più… un elemento ulteriore per apprezzare il suo lavoro”.

Sono incuriosita dalla struttura che dici di aver dato al testo: le strutture sono fondamentali e apprezzo molto chi riesce a rispettare le regole che si impone. Credi che i vincoli contribuiscano a liberare la fantasia? Puoi spiegare meglio la struttura del libro?

Io credo moltissimo nel valore della struttura (non a caso nel backstage faccio riferimento a Dante… naturalmente chiedendo venia anche solo per averlo rammentato). Per me la struttura in cui si organizza il racconto è come la lingua che si usa e il soggetto (la storia) che si narra. Non ho mai capito se lo stile di un autore sia il prodotto di questo mix o viceversa. Tuttavia uno stile ci deve essere, e penso che la risposta a questo quesito stia nella personalità di chi scrive, nella sua formazione culturale ed esperienziale nonché, condivido, nella sua fantasia: persino nel ritmo che lo guida nella scelta delle parole. Nel mio caso, poi, parlando di struttura, faccio riferimento alle carpenterie. Ti domanderai cosa, più propriamente, ciò possa significare? Forse bisognerebbe ricordarsi di Diego, il personaggio maschile, cha ama la bellezza delle grandi impalcature metalliche, quelle che anni fa qualcuno chiamò (anche se questo fece arricciare il naso) le cattedrali della modernità. …Ma bisogna leggerlo, il romanzo… e anche il backstage.

Salutiamo il gentile Fabio Baldassarri, che vi invita, se vorrete, a sedervi all’ombra de L’albero del pepe rosa (Robin edizioni)

3 commenti a “Intervista a Fabio Baldassarri”

  1. fabio baldassarri says:

    fabio baldassarri says:
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    October 18, 2010 at 7:58 pm

    ROMA – Pubblicato dalla Robin Edizioni arriva in libreria “L’albero del pepe rosa” di Fabio Baldassarri. Il libro narra le vicende di Diego, Marinella e Anna e di un amore che nasce durante l’alluvione di Firenze del 1966. La storia attraversa l’epoca della contestazione e arriva fino agli anni Ottanta. “L’albero del pepe rosa” è una storia di inquietudini, passione e ironia.

    “Ti ricordi quando ci chiamavano angeli del fango? Avevamo capito che per recuperare le bellezze di Firenze occorreva pulire, scrostare, rimuovere, restaurare. Questo dobbiamo fare, se vogliamo riportare alla luce la bellezza che resta dentro di noi.”

    INVITO AL PISA BOOK FESTIVAL
    Il 22 Ottobre alle ore 17.00, nella Sala Blu del Palazzo dei Congressi, il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, Il direttore di Robin Edizioni Claudio M. Messina e il critico letterario Davide Puccini, presentano:
    Fabio Baldassarri
    L’ALBERO DEL PEPE ROSA
    pagine 192
    euro 14,00
    genere: Narrativa italiana
    pubblicato: 2010
    ISBN 978-88-7371-614-3

  2. fabio baldassarri says:

    LIBRERIA EDISON
    Via Del Fante 5 (ex Teatro Lazzeri)
    50123 Livorno Tel: 0586/884113 – Fax:0586/200040
    Sabato 30 Ottobre 2010 alle ore 17,30
    presenta:

    L’ALBERO DEL PEPE ROSA
    di Fabio Baldassarri
    pagine 192
    euro 14,00
    genere: Narrativa italiana
    pubblicato: 2010
    ISBN 978-88-7371-614-3

    Intervengono: Laura Bandini (Presidente Istituto Storico della Resistenza) e Andrea Lazzeri (Capocronaca de Il Tirreno).

  3. Fabio Baldassarri says:

    LIBRERIA MELBOOKSTORE di FIRENZE (Via de’ Cerretani, 16r)

    15 Dicembre ore 21,00 presentazione de L’ALBERO DEL PEPE ROSA di Fabio Baldassarri
    pagine 192
    euro 14,00
    genere: Narrativa italiana
    Robin Edizioni, anno 2010
    ISBN 978-88-7371-614-3
    Intervengono: Paolo Ciampi (giornalista e scrittore) e Davide Puccini (critico letterario).

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