Intervistiamo oggi Giovanni Merenda, autore de Il Ritorno del diavolo (su facebook qui). L’Autore, messinese, ha messo in scena alcuni lavori teatrrali ispirati a Shakespeare e ha pubblicato con Sellerio Il segnale e L’esilio. Pittore, è qui rappresentato da una delle sue creazioni.
Benvenuto. Partiamo subito dal testo: il commissario Martino fa continui riferimenti ai grandi classici del giallo: ci vuole delineare una mappa delle Sue letture preferite di questo genere?
Vorrei fare una premessa. Io credo che non sia importante il genere di letteratura. credo che esistano ottimi romanzi, buoni romanzi, mediocri romanzi e orrendi romanzi. Alcuni di questi ultimi hanno avuto, naturalmente, negli ultimi tempi un grande successo di pubblico. Nessun problema, è il tempo a fare giustizia.
Parlare di genere letterari vuol dire definire Le Carrè un grande scrittore di storie di spionaggio, mentre invece è un grande scrittore e basta.
Veniamo alle mie preferenze. Non farò classifiche, ma non posso tacere che per me viene prima di tutti il grande Maigret, che continuo a rileggere con immutato piacere. Prima di parlare degli scrittori che, purtroppo, non ci sono più rendo onore tra gli scrittori viventi, spero ancora per molto tempo, a James Ellroy, Michel Connelly, Dennis Lehane e John Connolly, le cui storie tendono troppo al soprannaturale, ma che scrive benissimo. Per me la qualità della scrittura conta molto e i miei lettori lo sanno. Veniamo ai maestri che ci hanno lasciato. Mi piace per il realismo e la semplicità delle sue storie Ed Mc Bain alias Evan Hunter alias Salvatore Albert Lombino, che era poi il suo vero nome. Amo un altro scrittore dai tanti nomi, Donald Westlake, mi diverte moltissimo. Il quinto e forse ultimo romanzo della serie del commissario Martino, La danzatrice di Ragusa, ancora inedito, lo ho finito di scrivere da poco, lo ho scritto pensando a lui e glielo ho dedicato.
Tornando più indietro nel tempo nei romanzi di Rex Stout mi piacciono di più i battibecchi tra Nero Wolfe e Archie Goodwin, che le trame gialle. Ad Agatha Christie preferisco John Dickson Carr col suo strabordante e barocco dottor Gideon Fell.
Spero di non aver dimenticato nessuno di importante.
Nella scena del sopralluogo a casa della vittima, Martino ascolta canzoni in linea con il progressivo mutare del suo stato d’animo: qual è la colonna sonora della Sua scrittura?
La musica che metto in tutti i miei romanzi riflette l’importanza che la musica ha nella mia vita. Direi che le musiche che i miei personaggi ascoltano sono la parte più autobiografica delle mie opere. E anche quando scrivo, a seconda di che cosa scrivo, cerco di dare alla mia scrittura un determinato ritmo musicale che tengo costante a volte nelle singole scene, ma spesso, almeno nelle mie prime opere (e Il ritorno del diavolo è tra queste, l’ho scritto tra il 2000 e il 2001) per quasi tutta la vicenda.
Definisco “garbatamente comica” la figura del brigadiere shakespeariano. Nella Sua nota biografica si fa riferimento alla Sua esperienza teatrale proprio con le opere del Bardo: c’è più autobiografia in Di Blasi che in Martino o si è riversato in vari personaggi?
Forse un po’ di più nel commissario Martino. Ma in realtà, proprio in questo romanzo mi son divertito a mettere qualcosa di mio anche in altri personaggi. Naturalmente per accorgersene bisogna conoscermi.
Come crea l’omicidio e le indagini?
Come nascono le mie storie è un mistero pure per me.
Il mio primo romanzo, Il segnale, l’ho scritto nel 1990. Avevo già scritto per il teatro ed ero moderatamente convinto che un giorno avrei scritto un serissimo romanzo molto autobiografico. Non pensavo mai che avrei scritto libri gialli. A quei tempi gli scrittori italiani di libri gialli quasi non esistevano… ah se la Sellerio avesse mandato prima il mio romanzo in libreria (è uscito nel 1999)…
Una sera sono andato al cinema da solo a vedere Il mistero Von Bulow… sì, credo proprio che si chiamasse così… mentre assistevo alla vicenda nella mia testa è nato il mio romanzo che con la storia del film non aveva niente a che vedere.
Il giorno dopo ho steso una accurata scaletta, sapevo già tutto quello che doveva succedere, e ho cominciato a scrivere. La lieta sorpresa è stata che, forse grazie alle mie esperienze di scrittura teatrale, i personaggi dopo poche pagine hanno cominciato nei dialoghi a parlare da soli. L’ho finito in otto mesi, io scrivo, rileggo, riscrivo rileggo, riscrivo ecc ecc … sono molto attento alla forma… sono capace di meditare 2 ore su un aggettivo.
Appena finito Il segnale, ho cominciato subito L’esilio che è poi uscito nel 2001 sempre per la Sellerio.
In tutti questi romanzi, compreso Il ritorno del diavolo, ho prima di cominciare steso una accurata scaletta.
Adesso invece quando scrivo una storia so solo come comincia e come finisce, il resto prende vita sotto forma di appunti mentre sto scrivendo.
Salutiamo Giovanni Merenda e il commissario Martino, sperando di leggere presto delle sue nuove indagini.















