Intervista a Lello Gurrado

di Glenda Gurrado

Lello Gurrado, anima barese ma residente a Milano dal 1950, lavora come giornalista professionista da quando aveva 22 anni: redattore, caporedattore, inviato speciale nei giornali delle più importanti case editrici nazionali come Mondadori, Rizzoli, Corriere della Sera. Autore de Il MestieraccioGli sdrogatiMamma eroinaSe ho smesso io,  San Siro la Scala del calcioDon Mazzi prete da marciapiedeNominationAssassinio in libreriaLa scommessa (che abbiamo recensito su Temperamente qui).

Benvenuto su Temperamente. Lei è un abile giallista.

La fantasia di uno scrittore è un gioiello prezioso che molti di noi vorrebbero possedere. Da dove trae l’ispirazione per i suoi gialli intricati?

Individuare i percorsi della fantasia è molto difficile, forse impossibile. Posso provare a indicare due strade: la prima è la lettura. Per poter scrivere bisogna leggere, leggere, leggere. Consciamente o inconsciamente qualcosa resta. La seconda strada, nel mio caso, è l’esperienza professionale. Io faccio il giornalista ormai da quarant’anni, ho vissuto in redazione, ho fatto l’inviato in Italia e all’estero e sicuramente essere stato testimone di eventi grandi e piccoli è servito a tener viva la fantasia.

Il confronto fra un critico letterario e uno scrittore è un tema molto avvincente nel suo libro. Qual è il suo rapporto con i critici? Amici o nemici spietati come Renato Schiavi e Francesco De Vita?

Il mio rapporto con i critici non è né buono né cattivo. È semplicemente inesistente. Non ho amici tra loro e mi auguro di non avere neppure nemici. Ed è giusto che sia così. Quando si interpongono rapporti personali l’obiettività ne risente e il lettore, secondo me, lo avverte.

Nella recensione da poco temperata parlo de La scommessa come una riflessione sul giallo stesso. Il messaggio che vi ho scorto è che spesso la realtà supera la fantasia e ne è il suo specchio più limpido. Spero di non aver travisato il messaggio della sua opera.

Nella Scommessa c’è sicuramente una riflessione sul giallo. Una riflessione e anche, se vogliamo, una presa di distanza da questo genere che, a mio avviso, sta rischiando l’inflazione. Per quanto riguarda il rapporto tra fantasia e realtà, no, ritengo che la prima sia ancora inarrivabile. Con la fantasia si vince sempre. Guarda il finale della Scommessa: la storia termina in due modi differenti, entrambi plausibili, e potremmo trovare anche un terzo o un quarto finale altrettanto credibile. Sono soluzioni che soltanto la fantasia consente. La realtà invece è una, una sola da cui non si scappa.

È affezionato ai suoi personaggi così come lo è Renato Schiavi nel giallo che abbiamo recensito? Desidererebbe conoscerli?

Oh sì, molto. Andrei volentieri a cena con il commissario Gerber, mi piacerebbe chiacchierare con Joan Smith e trascorrere una sera con la famiglia Smith al completo. Vedrei un po’ meno volentieri Walter Piccolo, il direttore del carcere.

Le piacerebbe se una delle sue storie raggiungesse il grande schermo? La scommessa potrebbe rivelarsi un capolavoro cinematografico. Se sì, quale regista sceglierebbe?

Certo che mi piacerebbe, sarebbe una bellissima cosa. Per quanto riguarda il regista purtroppo non c’è più Hitchcock e allora te ne indico tre: Roman Polanski, Spike Lee e Giuseppe Tornatore. Ma forse qui stiamo correndo troppo con la fantasia.

Grazie a Lello Gurrado per averci concesso dei trucioli della sua carriera e del suo pensiero.

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