Intervista a Martoz

Quattro chiacchiere con Martoz aka Alessandro Martorelli, autore delle avventure di Remi Tot, pubblicate da MalEdizioni.

La trama di Stunt è veloce, intuitiva e non convenzionale. Come l’hai costruita?
La trama di Stunt è stata concepita in maniera intuitiva. Certamente, alla base c’era un’idea, uno scheletro di storia: Remi e i suoi salvamenti e il finale. Gli “addobbi” sono stati concepiti via via, trovando si volta in volta ispirazioni diverse. il personaggio del prete, inizialmente, non era previsto. il ruolo dell’improvvisazione talvolta è fondamentale. Il tipo di catastrofe, invece, è stato sorteggiato attraverso i dadi, assemblando elementi diversi che le andassero a caratterizzare. Ad esempio nel mix trattore/pista da sci/vulcano…

Quali sono le differenze tra il primo e il secondo episodio del tuo eroe?
Nel secondo volume, che è un finale alternativo sui generis, c’è stato un cambio di passo voluto. Non volevo ripetermi, altrimenti trovavo poco senso nel mandare di nuovo in stampa Remi Tot, avrebbe avuto il gusto di un futile revival. Ho deciso di puntare su una narrazione maggiormente creativa, quasi delirante. Diciamo surreale. Mi sono divertito a inserire elementi diversi, tipici del racconto, ma anche una serie di scelte fantasiose, qualcosa che rinfrescasse lo stile misterioso del primo volume.

A quali personaggi ti sei ispirato per creare il tuo protagonista? Io ci vedo un pizzico di Egon dei Ghostbusters unito al volto di Tim Roth e le acrobazie di un super eroe come Lanterna Verde...
In Remi io vedo il fascino ambiguo di un attore come Tim Roth. Si tratta di un personaggio doppio, in lui troviamo ironia e sapienza, coraggio e apatia. Una dose di irreprensibile spietatezza. A volte sembra poco umano, per questo è lontano dal peccato di arbitrarietà. Ci vedo anche io un po’ Egon, ma al contempo potrebbe essere un abitante di Sin City.

Da qualche parte ho letto che sei un appassionato di Fisica. Qual è l’idea della fisica che trovi più affascinante?
L’energia del vuoto. La fluttuazione di energia minima di un sistema fisico, che si definisce “vuoto” ma che è in grado di partorire particelle elementari. Dando un’interpretazione decisamente fantasiosa, il vuoto è una dogana tra reale e immaginario, laddove l’immaginario scavalla il confine per assurgere allo status di reale. Io credo fermamente che la fantasia sia una dimensione della realtà (la quinta…) e solo quando accetteremo questo, riporteremo la cultura del racconto sul podio delle cose importanti. Troppa gente pensa che l’arte sia un gioco, un passatempo, una roba da ragazzini, un lusso, una perdita di tempo.

In Remi io vedo il fascino ambiguo di un attore come Tim Roth. A volte sembra poco umano, per questo è lontano dal peccato di arbitrarietà.

Matematica e illustrazione. Un collegamento iperbolico interessante. Come ce lo spieghi, a noi poveri letterati?
Nella matematica c’è un tipo di romanticismo che sfugge solo a chi fa finta che la matematica non esista. La matematica è alla base di tutto e dovremmo ricoprirla di gratitudine per ogni processo tecnologico che ha reso possibile. È maestra di vita, di armonia, contiene mistero e slancio creativo. La matematica non è fredda razionalità e per quanto se ne possa dir aiuta le nostre opinioni, anche quelle di un illustratore.

Domanda di rito: chi sono i tuoi numi tutelari?
Moltissimi fumettisti, ultimamente ho riscoperto Attilio Micheluzzi. Trovo grande ispirazione in personaggi esterni al mondo del fumetto, come Jean-Luc Godard. Dell’opera di Godard, grazie al fatto che non ho vissuto il suo periodo, posso dare interpretazioni “errate”, un fatto che dà molta ispirazione e che caratterizza tutti i grandi maestri.

Domanda di rito nr 2: quli sono i tuoi progetti futuri?
Il prossimo anno mi dedicherò quasi esclusivamente al fumetto. Ho tre o quattro fumetti in cantiere con cui devo fare i conti. Uno è per bambini, una sfida divertente. In parallelo porterò avanti la mia attività di muralista, mi piace molto dipingere sui muri, cercando sempre di dare un senso progettuale alla cosa.

Nel comporre le tue storie lasci che sia l’illustrazione, il visual, a prendere il sopravvento (così si direbbe per la foga del tuo tratto) o crei tutto in vista dell’obiettivo narrativo?
Faccio cose diverse, non ho una poetica rigida. Sicuramente intendo dare al disegno una dignità pari a quella del linguaggio scritto, spesso superiore. Se il fumetto perde di vista una delle sue due caratteristiche principali, secondo me perde di senso. Nella storia del fumetto è pieno di esempi grandiosi in cui disegni e parole sono entrambi ai massimi livelli.

Se nell’universo di Remi c’è Dio. La risposta è “no”. Perlomeno nel primo volume. L’unico dio di Remi è la struttura matematica dell’universo, i numeri, ovviamente.

Come altro si esplica la tua abilità di illustratore – dipingi, tatui..?
Mi piace dipingere sui muri, è l’unica occasione in cui abbandono le matite per darmi alla pittura. Street art, potremmo definirla, in senso ampio. Mi sono fatto un tatuaggio da solo… ma non tatuerei nessun altro. Ogni tanto incido il linoleum con la mia ragazza, un’attività molto soddisfacente anche se faticosa! Lei è più brava di me. Dove si disegna, lì mi trovate.

Dicci qualcosa che nessuno ti ha ancora chiesto relativamente a Remi Tot.
Nessuno mi ha mai chiesto informazioni sul finale, il che è singolare in effetti. Da un lato dipende dal semplice fatto che quando si fa una presentazione si cerca di evitare spoiler, dall’altro c’è la caratteristica misteriosa di questo finale. Parlandone privatamente, c’è chi ha colto la sua natura chimerica, e chi invece ha dato interessanti e lecite interpretazioni personali. Il riferimento alla chimera è proprio formale, il finale ha una testa di leone, un corpo di capra… dopo aver raggiunto il suo obiettivo (il miliardo di danni) la storia di Remi dovrebbe concludersi, invece prosegue per un ultimo, inspiegabile salvamento. E dopo ancora, una terza scena proietta il lettore in una dimensione superiore, dove il dispotismo degli eventi terreni si scioglie e tutte le cose sono possibili. Sono stato vago, così chi non ha letto il fumetto non se l’è rovinato. Al di là di questa elucubrazione, l’azione priva di significato può tranquillamente fungere da finale meccanico. E POI: nessuno mi ha mai chiesto il rapporto di Remi Tot con la religione, se nell’universo di Remi c’è Dio. La risposta è “no”. Perlomeno nel primo volume. L’unico dio di Remi è la struttura matematica dell’universo, i numeri, ovviamente.

E se esistesse davvero un Remi Tot, secondo te sarebbe un bene o sarebbe un male?
Non cambierebbe nulla, quindi non sarebbe né un bene né un male. Le catastrofi ci sarebbero comunque, avremmo un morto in meno ogni volta. Dunque, a voler essere precisi, sarebbe un piccolo bene. Se lo convincessimo a collaborare con le autorità, potrebbe diventare un grande bene!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.