Intervista a Sabrina Baglioni

di Azzurra Scattarella

Buona domenica a voi tutti, lettori! Oggi intervistiamo l’autrice Sabrina Baglioni, il cui libro Il canto delle cicale, da poco pubblicato per Serra Tarantola, è stato recensito nella nostra sezione Altroscaffale.

Innanzitutto le chiediamo come le è venuta in mente l’idea del libro.

Forse perché ci sono dei momenti nella vita in cui non puoi concederti il lusso di chiudere gli occhi e tirare dritto per la tua strada. Quelle cicale che da piccola non volevo sentire sono ritornate nella mia esistenza sotto altre forme: un libro, un’amicizia lontana, delle coincidenze strane. Fortunatamente, questa volta non mi sono tappate le orecchie, ho voluto scoprire se avevano qualcosa da dirmi. Anche perché, se avessi visto male, mi sarebbe comunque rimasta la fortuna di aver fatto un bel viaggio, di aver visitato luoghi che avevo sempre visto ma mai visitato, di aver nuotato in mare aperto consapevole, stavolta, di avere un peso specifico maggiore di quello dell’acqua.

Ha anche lei delle amiche come Virginia e Matilde?

Io non ho delle amiche “come loro”, io ho loro “come amiche”. Per me l’amicizia è un valore, è una ricchezza, è la più grande storia d’amore che possa esistere. In che altro modo potrei definire qualcosa che è rimasto sempre in piedi nel tempo, che ha superato ogni difficoltà, che si è irrobustito, che non è mai stato tradito? Nemmeno col pensiero.

Nel romanzo svolge un ruolo principale  il libro di Oriana Fallaci Intervista con la storia. Lei lo ha letto?

Si, certamente. Oriana Fallaci aveva la grandissima capacità di scrivere con le viscere, la potevi amare oppure odiare, ma lei ti arrivava dentro, ti smuoveva qualcosa in fondo allo stomaco, ti metteva con le spalle al muro, ti costringeva ogni volta a pensare. Anche laddove era divenuto praticamente impossibile capire, lei ti obbligava a pensare. Insomma, ti faceva rimanere in vita. Quindi, il fatto di voler portare a tutti i costi il suo libro in Iran era per me una sfida. Non la mia, quella della libertà. Quella di tutti.

Il libro si conclude con un viaggio liberatorio in Iran. Ha semplicemente immaginato o ci è stata?

No, purtroppo non ci sono mai stata, almeno fisicamente perché, in realtà, l’amicizia con questa ragazza iraniana è stata per me come un lungo viaggio, primo di tutto dentro me stessa. A volte si ha bisogno di uscire dal proprio distretto emotivo per guardarsi dentro, a volte si ha bisogno di viaggiare non per scoprire mete lontane, bensì per lasciare che altri scoprano te. A partire proprio da te stessa. Forse il mio Iran era molto più vicino di quanto pensassi…

È giusto poter dire che i suoi personaggi le assomigliano un pò (donne realizzate professionalmente, avvocati, amanti della cultura)?

Non saprei. Io non mi sento realizzata quando indosso una toga, quando guardo un bel quadro o quando leggo un libro. Tutto ciò contribuisce certamente alla mia crescita, ma io sono altro. Mi sento realizzata quando, la sera, il tribunale silente, ma inesorabile, della mia coscienza mi fa dormire tranquilla.

Il canto delle cicale è il suo primo romanzo. Adesso, come vede il suo futuro da “scrittrice”?

Mi piacerebbe molto non interrompere questo meraviglioso viaggio, penso di avere ancora delle idee da esprimere e la voglia di confrontarmi. La scrittura mi dà equilibrio e mi consente di conoscere. Se conosci non hai più paura perchè conoscere significa comprendere e comprendere significa convivere.

Ringraziamo Sabrina Baglioni per il viaggio, ideale ed emotivo, che ciconsente di vivere con il suo libro.

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