Il silenzio può essere imperfetto: lo dimostra il romanzo di Aldo Penna, palermitano, impegnato in politica e scrittore coraggioso. La storia raccontata nel suo libro è avvincente e lancia un messaggio importante: finché ci sarà qualcuno disposto a lottare per la verità, ci potrà essere una speranza di liberazione da mafia, camorra, ‘ndrangheta e qualsiasi tipo di associazione a delinquere.
Oggi, quindi, diamo il benvenuto su Temperamente ad Aldo Penna. Innanzitutto gli facciamo gli auguri, perché oggi è il suo compleanno, e poi ne approfittiamo per porgli qualche domanda su Il silenzio imperfetto (recensito qui) e per conoscerlo più da vicino.
Ho definito il suo romanzo coraggioso: a mio parere, infatti, un modo per sbarazzarsi dell’omertà, piaga soprattutto del Sud, è proprio quello di denunciare, raccontare anche storie inventate come quella del suo romanzo, certo, ma parlare. Credo che il libro sia un mezzo potente per farlo: che ne pensa?
Il libro, la parola, la cronaca, possono essere eversori dell’ordine mafioso. La mafia prospera nel silenzio, per complicità o timore chi tace permette che si affermi e consolidi un prepotere assassino che ha ai suoi ordini migliaia di uomini e, soprattutto, e qui sta la diversità, connivenze inaspettate in ogni ordine del potere legale. Se si denuncia, come fa la cronaca coraggiosa, se si raccontano intrecci perversi come fanno il racconto, il romanzo o il saggio, il silenzio s’incrina e si aprono varchi, passaggi che possono divenire voragini letali. Basta guardare l’effetto di un libro come Gomorra o ai romanzi di Sciascia ancora oggi letti e studiati per i perversi connubi raccontati.
La profonda e perspicace introduzione a Il silenzio imperfetto è stata scritta dal magistrato Antonio Ingroia, palermitano come lei, che ha addirittura lavorato al fianco di Paolo Borsellino. Che effetto le ha fatto?
Per me è stato ed è un grande onore. Antonio Ingroia è un magistrato intelligente e moderno. E’ insieme continuità e innovazione del gruppo di magistrati che segnarono una profonda rottura inaugurando la stagione, che dura tuttora, di una lotta senza quartiere con l’organizzazione mafiosa. Quello che Ingroia rileva, anche nell’introduzione, ma che è una pratica costante nel suo lavoro, è la distinzione basilare tra la mafia militare e la mafia della finanza, della politica, dell’intreccio perverso con parti importanti della borghesia della nostra regione. Purtroppo le fiction, la narrazione televisiva, sulla mafia propagandano un modello tra l’epico, vedi la saga sul capo dei capi, o il falsamente trionfalistico, quando rappresenta una mafia alle corde, invece quel sistema criminale mantiene enormi disponibilità di denaro con cui inquina l’economia legale.
Parliamo un po’ del romanzo. Quanto tempo è durata la “costruzione” dell’intera storia?
Gettare le fondamenta e tracciare l’ossatura della storia è durato circa otto mesi, ma le revisioni sono state innumerevoli. Ritmo e approfondimento a volte non vanno a braccetto e occorre trovare una sintesi con verifiche e messe a punto.
Ho letto che molto importante ai fini della diffusione del romanzo di sono rivelati i social network, in particolare Facebook e You Tube. Come li ha sfruttati?
Un romanzo quando nasce è come un bambino in fasce. O qualcuno se ne prende cura e lo porta per mano a camminare sulle proprie gambe, o rischia una breve e infausta vita. Prima che il romanzo uscisse, insieme ad alcuni amici, abbiamo messo in rete personaggi, musiche, trailer, videoclip. Materiali utilissimi per raggiungere un potenziale pubblico, indispensabili per tentare di scavalcare il muro, a volte insuperabile, di un sistema mediatico che apre solo piccoli varchi. Gaetano Flores è diventato un personaggio reale. Chi lo ha conosciuto sul web può seguirlo nel libro, e viceversa chi ha letto il libro e ha da chiedergli chiarimenti, notizie e altro, può farlo diventando suo amico su Facebook o scrivendogli una mail. Su Youtube abbiamo lanciato un progetto innovativo che ha trovato subito, e ne siamo felici, emuli e seguaci. Abbiamo lanciato l’idea di anticipare il romanzo non pubblicando il testo scritto, ma raccontando attraverso dei video, pagine, capoversi, incipit. Unendo la forza seduttiva della musica e la potenza evocativa delle immagini, la parola scritta si amplifica e aumenta la sua percettibilità.
Gaetano Flores è un quarantenne che ama la sua professione, quella del giornalista, ma disprezza chi la compie in maniera sciatta o opportunistica. È un uomo che non ha molti legami affettivi, ma vorrebbe stabilirne qualcuno più o meno serio; ama le gioie della vita, come il sesso. Insomma, quello che ha plasmato è un uomo dei giorni nostri. Secondo lei, esistono oggigiorno giornalisti con la schiena dritta come lui?
Per fortuna sì, e la cronaca ne elenca diversi, minacciati, intimiditi, che scavano a fondo, a volte supplendo, in altre giocando d’anticipo e poi legandosi ai filoni d’indagine. La Sicilia, ma anche la Calabria, e la Campania, hanno ricordi ancora freschi e violenti di giornalisti uccisi o scomparsi. Gaetano è un giornalista come altri, lui non pensa a se stesso come a un eroe. Non progetta scoop che stravolgano la cronaca, ma quando si trova di fronte a un caso magari con lati in ombra, non arretra e continua anche quando troverebbe molto conveniente smettere e girarsi dall’altra parte.
Quanto c’è di Aldo Penna in Gaetano Flores?
Ogni personaggio di un romanzo rappresenta una sintesi tra il vissuto, i ricordi, la cronaca, un pizzico di luogo comune, e infine il sogno, il vaneggiamento dello scrittore che miscela tutti gli elementi. In Gaetano, sul piano personale, possono tranquillamente riconoscersi molti single combattuti tra l’attrazione per la vita in solitario e il forte bisogno di condivisione. A Gaetano mi accomuna la passione per l’analisi dei fatti, l’insoddisfazione per le risposte semplici, e nessuna reverenza per il potere.
Ha qualche progetto futuro, magari un altro romanzo in cantiere?
Devo farti una confessione. Flores oramai ha smesso di essere un personaggio di carta. Ha iniziato davvero una vita propria. E come cronista attento in una realtà difficile come quella palermitana, il materiale non manca di certo. Le sue ricostruzioni, i filoni di storie che segue, le piste che batte, le intuizioni che condivide con il commissario Di Jemma, sono già germe per altre storie e in un caso, davvero un’altra storia compiuta che aspetta soltanto di essere rivista e pubblicata.
Salutiamo Aldo Penna, ringraziandolo per l’intervista che ci ha concesso e augurandogli il successo che merita.
Per seguire lo scrittore, potete accedere al suo sito: http://aldopenna.it/
Oppure contattarlo su Facebook qui.
Inoltre, potete iscrivervi al gruppo Facebook de Il silenzio imperfetto, cliccando qui.















