Intervista ad Alessia Martalò

alessia martalò

Alessia Martalò ha 26 anni, è pugliese e laureata in informatica. Attualmente lavora a Milano nel campo del networking e delle telecomunicazioni. Ama la lettura e la scrittura e il suo “primogenito” e il saggio HOLMES HOUSE, recensito su Temperamente.

 A quanti anni hai letto per la prima volta un romanzo di Sherlock Holmes? È una passione recente o Conan Doyle ha  sempre avuto un posto di riguardo nella tua libreria?

 Ho iniziato a leggere (di tutto) sin da bambina. Per questo devo ringraziare i miei genitori che hanno iniziato a regalarmi libri per bambini sin dall’età di cinque o sei anni. Per quanto riguarda Sherlock Holmes nello specifico, l’ho scoperto diversi anni più tardi, grazie ad uno zio grande amante delle avventure del personaggio creato da Arthur Conan Doyle. Di recente, circa un anno fa, ho (ri)letto i racconti e i romanzi di Holmes ed è stata una piacevole riscoperta.

 Ami di più l’egocentrico, saccente ma geniale Sherlock Holmes o il misterioso ed affascinante Watson?

 Watson e Sherlock Holmes si completano a vicenda. E’ difficile scegliere l’uno o l’altro. Bisogna ricordare che se non ci fosse Watson, il biografo di Holmes, non conosceremmo le avventure del geniale investigatore. Ad Holmes, infatti, non interessava essere popolare, venire osannato per le sue doti prodigiose, l’unica cosa davvero importante era risolvere il caso. Watson, oltre ad essere importante nel ruolo di biografo, è anche un ottimo amico e aiutante per Holmes: è di fatto la sua coscienza, colui che gli permette di rimanere ben ancorato alla realtà e di distinguere tra il lecito e l’illecito (una mente geniale, a volte, può credere erroneamente che tutto gli sia permesso).

 Quando hai notato per la prima volta delle analogie fra Sherlock Holmes e Dott. House?

 Avevo letto su internet alcune teorie che ipotizzavano una stretta correlazione tra Holmes e House e, iniziando a rileggere alcuni racconti di Conan Doyle, ho trovato io stessa molte similitudini e punti di contatto tra i due personaggi. Procedendo nella lettura, ho pensato che potesse essere una bella sfida mettere tutto per iscritto, visto che, a quanto mi risulta, nessun altro ha mai avuto la stessa idea.

Hai sempre seguito la serie o la passione è nata in seguito alla tua ben documentata teoria?

 Ho iniziato a seguire la serie a partire dalla terza stagione, quindi circa 4 anni fa. Poi ho recuperato le prime due stagioni. Devo ringraziare Agnese, una mia cara amica, è stata lei a farmi conoscere House, una delle serie più belle che abbia mai seguito. L’interesse per Conan Doyle, sebbene avessi già letto in precedenza alcuni dei romanzi più noti, è nato in seguito, soprattutto a partire dall’anno scorso, quando ho iniziato la stesura del libro.

 Quanto tempo hai impiegato per raccogliere i dati necessari a sostenere la tua tesi? Ti reputi ormai un esperta di queste due famose storie?

 Non mi reputo affatto un’esperta! Ci sono diverse associazioni che studiano Sherlock Holmes da molto più tempo di me, una di queste per esempio è Uno Studio in Holmes. Molto interessanti sono gli articoli che si possono trovare sul loro sito che mettono in evidenza diversi aspetti del personaggio. Per quanto riguarda il mio lavoro, ho rivisto tutte le puntate della serie cercando di estrapolare gli aspetti e le tematiche più interessanti del telefilm e del suo protagonista. Nel frattempo, ho anche letto i racconti e i romanzi di Conan Doyle e ho messo insieme e confrontato le riflessioni fatte. In tutto, ho impiegato circa 4 o 5 mesi tra raccolta del materiale e stesura del saggio.

 Se avessi la possibilità di incontrare uno dei due grandi personaggi da te analizzati in tutta la loro intricata psicologia, chi sceglieresti?

 Difficile scegliere, entrambi sono personaggi affascinanti e complessi. Holmes, però, è stato un grande innovatore e quindi mi piacerebbe incontrare proprio lui. In un’epoca molto poco avanzata e così scettica nei confronti della scienza, lui ha saputo dimostrare che è possibile risolvere un caso poliziesco utilizzando esami chimici, studio delle impronte, analisi delle tracce, oltre ovviamente all’analisi psicologica delle persone coinvolte, arte in cui l’investigatore eccelle. Holmes è piuttosto sarcastico nei confronti della polizia e degli investigatori ufficiali. I mezzi impiegati all’epoca, difatti, sono antiquati e senza l’intervento di Holmes, molti casi non sarebbero probabilmente mai stati risolti. Forse proprio in virtù di questa “superiorità” tecnica, Holmes si sente in diritto di poter vestire i panni di giudice, decidendo quando un colpevole dev’essere assicurato alla giustizia e quando invece è possibile essere clementi.

 In bocca al lupo Alessia!

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