Intervista all’illustratore Paolo Domeniconi

Qualche settimana fa, sulla nostra fan page, avevamo riportato l’interessante storia di Paolo Domeniconi, che ha cominciato la propria carriera come grafico e poi si è ritrovato a fare (o meglio, essere) l’illustratore di libri per ragazzi. 
Sono evoluzioni che a noi emozionano, per questo le approfondiamo. 

Nell’articolo comparso sulla Gazzetta di Modena, lei parla di un colpo di fulmine per i libri dei ragazzi, tanto che ha abbandonato la pubblicità a cui si era fino ad allora dedicato già da diversi anni. Com’è avvenuta questa folgorazione? E come si è evoluto questo amore a prima vista?

In verità, stavo già affiancando al lavoro pubblicitario una ricerca stilistica personale, influenzato in particolare da Brad Holland, un artista americano che ha lasciato il segno nel campo dell’illustrazione. Allo stesso tempo ho cominciato a leggere e a frequentare le librerie, scoprendo albi illustrati ben diversi dalle misere edizioni che avevo conosciuto da ragazzo.
Lì è nata la voglia di rimettermi in gioco, di provare a tirare fuori qualcosa di me che fino a quel momento rimaneva inespresso. All’inizio lo facevo quasi per gioco, prendevo spunto dai lievissimi romanzi di P.G. Wodehouse illustrandone alcune scene. In seguito ho iniziato a frequentare i corsi delle scuole di Sarmede e Macerata e la Fiera del libro per ragazzi di Bologna, finché con un po’ di fortuna sono arrivate le prime pubblicazioni.

taste-the-clouds-4Che rapporto aveva precedentemente con i libri in genere? 

Terminati gli studi avevo mille passioni ma leggevo pochissimo, entrare in libreria mi dava un senso di spaesamento e finivo per comprare libri a caso di cui mi piaceva la copertina.
Avere come compagna una “lettrice forte” mi ha certamente aperto un mondo in tal senso, ora quando posso dedicarmi alla lettura è un piacere totale.

Della sua storia mi ha colpito sapere che lavora più per l’estero che per il nostro Paese. E non è l’unico. Cosa significa questo per lei?

Significa innanzitutto essere considerato un professionista, al pari di un architetto o un ingegnere. Questo fa sì che sia assolutamente normale venire pagati puntualmente con un compenso adeguato. Per un illustratore o autore in Italia questo non è per niente scontato e ci si trova spesso di fronte a comportamenti molto scorretti.
Ho trovato anche molto positivo il fatto che all’estero, almeno nella mia esperienza, si è valutati essenzialmente per la qualità del lavoro. Nel Bel Paese molto sta nel lavoro di relazione, concorsi, frequentazione delle persone “giuste”… tutte cose che poco si attagliano al mio carattere.

Ha dichiarato che “The Creative Company”, statunitense, era l’editore dei suoi sogni. Cosa può dirci riguardo ai sogni? C’è ancora spazio per loro in questo Terzo Millennio tanto frammentato e difficile?

Le persone che non sognano mi fanno paura. Il sogno non è solo il desiderio che qualcosa si realizzi, è capacità di pensare l’impossibile e il diverso, implica immaginazione, comprensione, empatia. Forse viviamo un tempo in cui si propagandano dogmi e ci dicono di non sognare più. Banche e multinazionali ci diranno quali sogni sognare e quali no?

Cosa vorrebbe migliorare del sistema editoriale italiano? 

Non sono uno di quelli che sparano a zero sugli editori italiani, i problemi sono tanti ma non dipendono solo da loro. In Italia leggiamo troppo poco, non c’è un mercato in grado di sostenere adeguatamente chi lavora nella filiera del libro. Piccoli editori e librerie indipendenti fanno sforzi enormi per tenere alta la qualità ma non c’è una politica di crescita culturale del paese, a parte i vari spot e “Bonus cultura” che aggiungono le beffe al danno. 

marchHa mai pensato di andar via dal nostro Paese? 

Comincio ad essere avanti negli anni e mi pento di non averlo fatto in passato.
È sconfortante vedere quanti talenti sprecati esistano in Italia, non solo in campo artistico, quante persone brillanti che fuori dai confini avrebbero successo e qui vengono umiliate.
È una lotta continua contro la mediocrità al potere, quando non è qualcosa di peggio. 

Oltre ad essere e fare l’illustratore, è insegnante anche in alcuni corsi di formazione. Qual è l’approccio di chi vi partecipa?

Sono momenti di scambio molto belli per me e spero utili per chi viene. Gli approcci sono molteplici ma c’è in comune la curiosità di capire come lavora uno di cui fino a quel momento si conoscono solo le immagini. Ho ricevuto proposte per impostare corsi simili fruibili via Internet ma pur trattandosi di disegno digitale, nulla potrà mai sostituire il contatto umano. Sono per il vecchio modello dell’artista a bottega. 

Ultima domanda: cosa c’è in cantiere, al momento? 

Un progetto decisamente particolare che mi sta mettendo a dura prova. Si tratta del nuovo albo illustrato per The Creative Company i cui personaggi sono esclusivamente… nuvole.

Che dire? Possiamo tutti, ad un certo punto, prendere la svolta giusta nella nostra vita, come Paolo Domeniconi.

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