Intervista a Domenico Maggipinto

Abbiamo voluto incontrare Domenico Maggipinto, putignanese, classe 1984, autore di Isola per Pietre Vive. Al momento, Domenico Maggipinto vive a Londra e si occupa di vendite per Traid un charity che si occupa di ridurre l’impatto ambientale dell’industria dell’abbigliamento attraverso il riciclo. Quello della scrittura, però, potrebbe essere il suo pallino, o almeno noi così crediamo…

Perché il mito di Giona?
Il racconto Isola nasce nel 2014 a seguito del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est, promosso da Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, con l’intento di pubblicare e promuovere autori emergenti attraverso opere che abbiano un’impronta sociale. Ho deciso di partecipare anche perché volevo provare a mettere per iscritto qualcosa che mi gironzolava irrequieta dentro. Isola nasce da una sensazione e riflessione reale su di un posto reale, a cui si è aggiunta tutta una mia perplessità sui modi, soprattutto mediatici, di parlare e affrontare il tema delle mafie, della criminalità, dei ghetti e della legalità. Ho voluto quindi utilizzare una storia biblica come quella di Giona, per disincagliare il discorso da un posto e un tema specifico, per poterne fare una metafora, o meglio una parabola, un po’ più universale.
La storia di Giona è da sempre nella letteratura, come nella musica, molto ricorrente, per la sua carica simbolica e violenta nei rapporti fra umano e divino. L’ho voluta prendere in prestito stravolgendola e ridefinendo ruoli, nomi, personalità, luoghi e confondendo irrimediabilmente il bene e il male, in quella che a tratti è un’isola a tratti una nave alla deriva. Il racconto di Giona narra di un uomo chiamato da Dio per portare la propria promessa di distruzione nella città del peccato, Giona prova a fuggire da Dio, ma scopre che non si può e così finisce per pentirsi e restare nella doppia veste di morto e miracolato nella pancia della balena per tre giorni, per poi essere sputato verso la sua missione. In Isola Giona è un ragazzo che cerca la libertà dalla sua isola-ghetto, tiranneggiata da Ioab, Signore del sale corrosivo di quella terra, anche qui tenta di scappare ma troverà presto come contraltare continentale, il disprezzo ed il colonialismo senza empatia verso gli isolani. È in questo miscuglio che le scelte appaiono meno certe e scontate, per ritrovarci tutti nei panni di Giona.

Quanto conoscevi il mito prima di riscrivere la storia?
Come ho già detto, il mito di Giona ritorna spesso nella letteratura, da Pinocchio a Moby Dick, fino ai tempi più recenti con Capossela, la storia di Giona ha sempre avuto una carica evocativa unica, anche per chi come me non è credente. Credo di essermi appassionato a lui tramite Melville per poi approfondirne la storia dalla sua fonte biblica, in cui paradossalmente viene raccontata in maniera molto più secca e concisa di quanto ricostruito nell’oralità e nella letteratura dei secoli successivi. In questo Giona appare quindi come un mito ancestrale eterno, che ha sempre accompagnato la storia dell’uomo.

 

Il libro di Domenico Maggipinto.

Il libro di Domenico Maggipinto.

A chi ti sei ispirato per la tua scrittura?
Non credo di essermi ispirato a nessuno in particolare, nello scrivere Isola ho voluto conservare un linguaggio per certi versi biblico e poetico, facendo spesso scivolare la prosa in un sermone di Jonny Cash. Il timbro è molto evocativo e descrittivo, esattamente come un predicatore battista ispirato farebbe la domenica mattina.

Come mai hai inserito delle citazioni musicali moderne?
L’idea delle citazioni musicali ci è venuta in fase di editing, perché sembrava mancare qualcosa negli intermezzi di questa storia, ed era proprio la musica. Come detto Isola ha una voce molto musicale, e non a caso gli intermezzi conservano un’anima gospel o quantomeno soul. In Isola cantano Piero Ciampi, Johnny Cash, Capossela, i CSI e ovviamente Melville, una line-up che terrebbe testa a qualsiasi coro gregoriano.

Questo con Pietre Vive è il tuo esordio. Ma immagino che tu abbia altro nel cassetto… Hai altri progetti editoriali in ballo?
Partiamo dicendo che soffro tre grandi difetti: la pigrizia, la misantropia e di conseguenza un certo autodisprezzo. Detto questo prima di Isola ho fatto l’esperienza della scrittura sul web con postribulo.tumblr.com, un appuntamento giornaliero di suoni liofilizzati terminato irrimediabilmente al trecentosessantacinquesimo giorno, a cui ha fatto seguito baffiecappello.tumblr.com con una linea editoriale più libera. Ora sempre per le ragioni di cui sopra sono in una fase sabbatica. Per progetti editoriali futuri posso solo dirti che inizio ad avere qualche visione, spero di farti sapere al più presto se mi fa visita l’Arcangelo Gabriele.

Lo humour nero di Domenico Maggipinto e la sua lucidità sono riconducibili al suo modo di essere, più che al suo vivere in UK. Vi invito a leggere Isola e a seguire questo autore – magari l’arcangelo Gabriele andrà davvero a fargli visita?! – e il concorso Luce a Sud Est di Pietre Vive editore, un bell’esperimento di innovazione e ricerca stilistica nel difficile mare della letteratura sociale.

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