Intervista a G. Cescutti di LibRibelli

Qualche settimana fa abbiamo saputo della nascita di un’insolita libreria nella città di Trieste, la seconda di questo genere nel nostro Bel Paese. La curiosità spinge e così abbiamo intervistato Giorgio Cescutti, promotore di questa iniziativa culturale e sociale.

Come nasce il progetto Libribelli a Trieste?
Questo progetto nasce quasi per caso leggendo su internet un articolo che parlava di tre librerie, a Baltimora, Madrid e Bologna, in cui i libri non vengono né acquistati né venduti.
Fin da subito mi è sembrata un’idea stimolante, così mi sono dato da fare: qualche modifica al locale, una mano di pittura ed i primi libri in arrivo grazie alle donazioni di amici…”Libribelli” ha iniziato a prendere vita!

Che tipo di “lettrice” è questa città?
Trieste è una città attenta alla cultura a 360 gradi: teatri pieni; caffè storici, come il San Marco o il Tommaseo, dove si possono incontrare decine di persone che leggono, discutono e si confrontano. Trieste ha inoltre una straordinaria tradizione letteraria, basti pensare a Svevo, Saba e Joyce, solo per nominare gli scrittori più famosi legati alla città, di cui possiamo trovare le statue passeggiando per il centro storico.

Chi frequenta di più la libreria?
In questo mese e mezzo di apertura devo dire che mi ha colpito l’alta frequenza di giovani, in una fascia d’età tra i  18 e i 25 anni, ma da Libribelli arrivano anche molti curiosi e veri intenditori di libri.

Si scrive Libribelli, ma si può leggere Libri Belli o Libri Ribelli. Lei quale preferisce?
Tra i nuovi visitatori, c’è chi legge “libri belli” e chi “libri ribelli”. Personalmente, preferisco decisamente la seconda, perché per me questa iniziativa è rivolta a tutti coloro che desiderano migliorarsi e sentirsi ribelli rispetto al mondo del consumismo sfrenato che appartiene a quest’epoca.

Che idea ha delle librerie più “canoniche”? Quanto le frequentava?
Per rispondere a questa domanda vorrei fare riferimento ad una frase che finora nessun giornale o testata on line si è sentito di pubblicare: mi definisco e mi definiscono un “analfabeta di ritorno”! Quindi, frequenza nelle librerie “canoniche”, soprattutto in gioventù, pari al nulla.

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Come e quando ha invertito la rotta? Ci racconti qualcosa di lei?
Dieci anni come assistente bagnante (bagnino) sul lungomare triestino possono far intuire il “divertimento” in gioventù, in seguito, una lunga convivenza. Poi, la perdita di una compagna preziosa con la quale avremmo dovuto intraprendere assieme l’avventura del volontariato.
Ho comunque proseguito in quest’avventura e mi si è aperto un mondo: ho avuto modo, all’interno di un ospedale pediatrico, di aiutare bambini e genitori ad affrontare momenti di grande sofferenza e faccio parte di un fantastico gruppo di animatori clown di corsia. Mi sono anche avvicinato al mondo degli adolescenti in difficoltà scolastiche, quelli che hanno abbandonato la scuola dell’obbligo, attraverso una cooperazione con la comunità di San Martino al Campo.
Ed infine, è arrivato anche “Libribelli”.

Pensa che ogni grande città debba avere un posto come Libribelli?
A me piace che le persone sognino idee… Se qualcuno avesse voglia di dedicare del tempo ad un’attività come Libribelli in un’altra città, sarebbe di certo un’ottima iniziativa!

libribelli2Pensa che librerie come la sua possa intaccare la “sopravvivenza” delle librerie tradizionali?
Riporto uno spaccato di un’intervista di Anna Hilbe, fondatrice di “Libri Liberi” a Bologna, con cui concordo pienamente e che ritengo possa rispondere a questa domanda: “l’obiettivo […] è far si che tutti i libri di cui vorremmo disfarci diventino una lettura gradevole per qualcun altro”.
Libribelli vive di donazioni private, non può assolutamente intaccare la sopravvivenza delle librerie tradizionali.

Quali sono gli auspici di Libribelli?
In un mese e mezzo dall’apertura, tre volontari – Melchisa, Francesca e Franz – mi hanno offerto il loro aiuto; persone che non conosco entrano da Libribelli e si propongono di darmi una mano; tanti giovani sorridono davanti agli scaffali ricolmi di libri e mi fanno i complimenti per l’iniziativa.
Come diceva Madre Teresa di Calcutta, si può insegnare senza volerlo. Si chiama esempio, questo è il mio auspicio per Libribelli.

Tre libri che le hanno “cambiato” la vita.
“Oscar e la dama in rosa” di Eric-Emmanuel Schmitt;
“Il regno di Op” di Paola Natalicchio;
“Volevo essere una farfalla” di Michela Marzano.

Come ci ha indirettamente suggerito Giorgio, sognate idee… il mondo ne ha bisogno!

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